Sette x uno

Alessia Rapone


Abbiamo lavorato insieme per due mesi. Facevamo gli storyboarder. No, niente cinema o tv, niente bozzetti da disegnare e nessuna ripresa da immaginare. Eravamo sceneggiatori aziendali: sette sceneggiatori aziendali impegnati a preparare corsi online. Abbiamo scritto pagine e pagine su internet e le nuove tecnologie, sull'organizzazione aziendale, sulle lingue e sull'autostima. Abbiamo copiato e incollato, tagliato e cucito, curato e medicato parole e immagini. Bè, a dire il vero, alle immagini pensavano i grafici, quelli della stanza accanto, quelli che la creatività vuole coi capelli verdi e il piercing al naso. Noi, invece, ci esprimevamo nel testo scritto: insospettabili giovani impiegati fuori, pazzi creativi dentro. E dentro batteva cuore di storyboarder, a chi più a chi meno, a tutti tranne che a Stefano, gigante dai capelli lunghi e lo sguardo basso.

Lui non era né grafico né storyboarder, né creativo né ordinario, né contento né scontento, né panettone né pandoro. Lui non era. E non parlava, neanche, mugugnava solo, sorrideva a volte e s'arrabbiava di rado, ma solo con se stesso o con il pc difettoso. Le dita delle mani erano la sua unica parte mobile, mentre le orecchie erano protette dalla cuffia e gli occhi concentrati sullo schermo.

- Chi consegna? - La voce del capoprogetto.
Anche quel giorno cercava storyboard da fagocitare e solo quel giorno il gigante si svegliò.
- Ehi, Stefano, dico anche a te, hai finito il corso A24 bis?
Appena gli allontanò le cuffie dalle orecchie, il gigante si alzò dalla sedia e lo spinse via con forza. L'attimo dopo il capoprogetto era a terra, steso sulla nuova corsia dell'autostrada A24, mentre Stefano si copriva quelle orecchie morsicate che ricordavano tanto groviera ammuffita.

L'ex rugbista rovinato dagli scontri tra mani, denti e caschi metallici tornò davanti allo schermo del pc a scrivere la sua ultima sceneggiatura. Ogni tanto si sistemava i capelli e le cuffie, avvolgenti complici del suo segreto e ogni tanto guardava noi, zelanti storyboarder in cerca di errori ortografici e di virgole mancanti, amici per necessità e per virtù.
Mi manca un po', adesso che faccio un altro lavoro e ripenso agli ultimi due mesi imprigionata in quella stanza con sette persone. Sette in una stanza da tre, tre in una scrivania da uno, uno sempre zitto e invidiato dagli altri. Lo invidiavamo, Stefano, perché aveva una scrivania solo per lui dove non ci ha mai permesso di poggiare le nostre cose e le nostre storie. E allora tanto vale raccontarla qui, una storia, pure se è durata poco.