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Cara Patti,
sei bellissima quando dormi, e a me piace guardarti così, con questa faccia da scemo,
come mi hai detto stasera, quando imitavo il polacco-russo-rumenno-albanese
che suona la fisarmonica nella metro. Ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta-ta ta ta ta ta ta
ta ta. La moglie ciondola nello scompartimento col bambino appeso al collo.
Lui suona. Ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta.
Io vado al lavoro, come sempre. Sempre quello, non ti preoccupare.
Preoccupati. Prendo la metro e lascio a te il motorino. Eppura l'SH mi sarebbe
più comodo per buttarmi in centro senza stropicciarmi sui mezzi pubblici.
Mi guardi e non dici niente. Cosa pensi, Patti? Cosa sogni?
E' tutto nero qui.
Buona notte
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Patti: Hai gli occhi gonfi. Come mai?
Lui: Forse il computer ieri sera.
Ho scritto un po’.
Patti: Un po tanto, vero? Hai preparato
Qualche intervista? Hai navigato?
Lui: Ma no! Ho scritto.
Patrizia si pettinava i capelli. Lui guardava lo specchio.
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Patti: Oggi se faccio in tempo ti ascolto.
Oggi forse non parlo.
Patti: E l'intervista, allora? Perchè hai scritto? Per chi hai scritto?
Uscirono.
Lui: Tutto bene, Patti? Vuoi che lo prenda io il motorino,
oggi che fa più freddo?
Dai, scendi!
Patti: No, lo prendo io, che arrivo prima! Tu fatti il
percorso il percorso in metro,
così osservi le persone e ti vengono le idee. Ti piace stare in mezzo al casino, no?
Lui: Ma fa freddo!
Patti: Sotto la metro ti riscalderai!
Lui: Fa freddo per te in motorino!
Le urlò a pochi centimetri dalla faccia. Patrizia gli chiudeva le labbra, piccola sul
sellino e incerta nel grosso casco. E lui l'abbracciava forte.
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