Roma, 23 Settembre 2003   
 
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Cara Patti,

sei bellissima quando dormi, e a me piace guardarti così, con questa faccia da scemo, come mi hai detto stasera, quando imitavo il polacco-russo-rumenno-albanese che suona la fisarmonica nella metro. Ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta. La moglie ciondola nello scompartimento col bambino appeso al collo.
Lui suona. Ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta, ta ta-ta ta ta ta ta ta ta ta.
Io vado al lavoro, come sempre. Sempre quello, non ti preoccupare.

Preoccupati. Prendo la metro e lascio a te il motorino. Eppura l'SH mi sarebbe più comodo per buttarmi in centro senza stropicciarmi sui mezzi pubblici.
Mi guardi e non dici niente. Cosa pensi, Patti? Cosa sogni?
E' tutto nero qui.

Buona notte


Patti: Hai gli occhi gonfi. Come mai?

Lui: Forse il computer ieri sera.
Ho scritto un po’.

Patti: Un po tanto, vero? Hai preparato
Qualche intervista? Hai navigato?

Lui: Ma no! Ho scritto.

Patrizia si pettinava i capelli. Lui guardava lo specchio.

Patti: Oggi se faccio in tempo ti ascolto.
Oggi forse non parlo.
Patti: E l'intervista, allora? Perchè hai scritto? Per chi hai scritto?

Uscirono.

Lui: Tutto bene, Patti? Vuoi che lo prenda io il motorino, oggi che fa più freddo?
Dai, scendi!

Patti: No, lo prendo io, che arrivo prima! Tu fatti il percorso il percorso in metro,
così osservi le persone e ti vengono le idee. Ti piace stare in mezzo al casino, no?

Lui: Ma fa freddo!

Patti: Sotto la metro ti riscalderai!

Lui: Fa freddo per te in motorino!

Le urlò a pochi centimetri dalla faccia. Patrizia gli chiudeva le labbra, piccola sul
sellino e incerta nel grosso casco. E lui l'abbracciava forte.

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