Sentivo come se non avessi orecchio/
finchè una parola vitale/
fece tutta la strada della vita a me/
E allora seppi che sentivo.

L’ha scritta Emily Dickinson e sembra riferita a me


Bella, vero? Mi è arrivata ieri per posta. Posta elettronica. Il mittente, però, non lo conosco, non so se sia italiano o straniero, giovane o adulto, adulto o anziano, uomo o donna.



Mi ha spedito anche parecchi fogli bianchi con disegni fatti a matita. Come questo.

A me sembra un palloncino, la testa di un cocomero, un punto esclamativo confuso.
Un uomo solo.

E l’uomo solo davanti al computer inizia a scrivere una lettera alla destinataria conosciuta cui nasconde il segreto che lo tormenta. Un segreto banale, quotidiano, esplosivo.
Alla prima lettera segue un’altra, poi un’altra ancora e ancora altre, fino a quando il palloncino rischia di scoppiare e di non volare più.
E fra una lettera e l’altra c’è la vita che spinge per uscire dai fogli ed essere finalmente vera.

 

Chissà se il mittente della mail scriverà ancora per raccontare qualcosa di sè.
Forse già lo ha fatto con gli schizzi semplici semplici che mi ha inviato e che ora cerco di far parlare in una storia che racconta il lavoro.
RaccontoLAVORO, del resto, nasce per questo: raccontare il lavoro attraverso storie, esperienze, idee.
Anche a partire da un palloncino solo davanti al pc.

Alessia Rapone    

P.S. Ah, dimenticavo la cosa importante, il nome! Il titolo del racconto è Cara Patti.