Lo strillone di Kabul

Giornali e sogni di pioggia

Alessia Rapone

 


HABIB

Compra, paga e mi sorride.
Mi dice "Bravo piccolo, pay attention!"

Mi sfiora i capelli e scuote la testa: la sua è bianca e fumosa, la mia è piena di ricci e di pidocchi.

Se ne va, l'uomo alto che ogni giorno mi regala le caramelle e mi dice di fare attenzione.
Ci sono ricchi e importanti signori, là nella strada principale, io corro e li fermo.
"Venite e comprate. Io vendo GIORNALI!".

Succhio le caramelle colorate e nascondo i soldi sotto la camicia, conto i buchi della stoffa e le macchie che ha raccolto. Da grande farò il medico, e ricucirò tutti i buchi e tutte le ferite sulla pelle dei buoni. Ancora non so se su quella dei cattivi disegnerò un carro armato o una bomba.
Cado sugli zoccoli che ho trovato da poco, mi rialzo e raccolgo i giornali.

Corri Habib, corri dai ricchi stranieri.
Loro comprano i tuoi giornali e tu compri riso, pane, verdura per la tua famiglia.

 


GIORNALISTA

Fa caldo qui, oggi come ieri, ieri come sempre. Lo scrivo sul giornale che i bambini vendono per strada. Corrono e urlano, neri di fango, al piccolo che è inciampato e caduto: caramelle e monete stanno per terra, lui le raccoglie subito e le infila in tasca. Cadono di nuovo, la tasca è strappata. Ridono. Il mio piccolo strillone fa finta di niente e continua il suo giro. Vede una grossa macchina blu, la ferma e infila dentro giornali, calendari, diari.

Non strilla, Habib, e non strillano gli altri, però si fa rispettare.
Fa attenzione! Anche se nessuno te la paga e nessuno te la rende!

Fa caldo. Sudo. Scrivo davanti al ventilatore. Habib e gli altri sono ancora per strada coi loro giornali. Sempre per strada, ma dov'è la loro casa?

 

 

HABIB

Chi sei? Che vuoi? Perché mi segui?
Il giornale ce l'hai, che cerchi?

L'uomo alto mi dice che oggi viene con me. "Casa", mi ripete, come fosse un bambino analfabeta. Io l'alfabeto lo conosco, so leggere e scrivere. E parlo anche l'inglese proibito in famiglia: mia madre e mio padre non lo capiscono, ma sanno che da grande farò il medico e il medico parla inglese.

Hurry up, Habib!
Le auto dei ricchi sfilano accanto a te.
Giornali, calendari e carte geografiche: un affare, fate l'affare!

L'uomo alto cerca nelle tasche, non mi dà caramelle, non compra giornali. Tira fuori un blocchetto e una penna. Scrive di me e ruba il mio mondo.

 

Non è il primo, ma lui è diverso: si toglie gli occhiali per vedere e usa la penna per disegnare: una lunga strada, piccoli uomini, tanti giornali e tanti segni strani. Lui disegna così.

 

 

GIORNALISTA

L'autobus si riempie di polvere, di fumo e di odori. Sobbalza a ogni buca. Habib si tocca la camicia e conta i soldi di oggi. Io guardo la città di Kabul che si allontana e le capanne che si avvicinano. Piccoli Habib con gli occhi vivaci aspettano davanti la porta. Mi guardano, li guardo.
"I miei fratelli", dice Habib in inglese."Mio padre e mia madre", dice in afghano.
Aspettano.

Tiro fuori caramelle, soldi, penne e blocchetti di carta. Il tesserino di giornalista, una fotografia.
"Cosa aspettate"? Chiedo al mio amico.
Le mani di Habib frugano nelle mie tasche e nel mio portafoglio, nella mia borsa, nel taschino della camicia. Poi trova un pezzo di carta e un brutto disegno abbozzato nel pomeriggio: il vialone del quartiere residenziale di Kabul, i bambini che vendono i giornali, polvere e fango, sporco e povertà sotto forma di segni irregolari e pesanti. GOCCE di sudore umano.

L'ultima notte. Domani sono a casa, tra profumi, visi, emozioni normali.


Habib e i suoi guardano il disegno e indicano i segni che ho tracciato sul foglio. "C'è la PIOGGIA, nel disegno, solo quella loro aspettano.

Una notte. Domani Habib ricomincia il suo giro di giornali. Domani scriverò la sua storia, in inglese, e lui la leggerà.
Uomini mascherati da BAMBINI. Bambini ingannati nell'età e traditi dal lavoro.

DAL NOSTRO INVIATO

 


 

50.000 i bambini che lavorano a Kabul, capitale dell'Afghanistan.
180 i giornali stampati oggi a Kabul. Nel passato regime talebano ne era autorizzato soltanto uno.
Le cifre sono date dall'organizzazione americana "Save The Children". E' difficile, tuttavia, stabilire numeri esatti e mestieri certi. Certo è il contributo dei bambini al sostentamento dell'economia domestica, la loro fatica mentre corrono per le strade polverose della città. Molti vendono giornali. Alcuni hanno anche creato un "minisindacato" di strilloni, per impedire che la miniguida di Kabul, ristampata dopo 20 anni per 10 dollari e rivenduta a 13, sia data a minor prezzo. E a minor ricavo per tutti.