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Il fornaio

Fare il fornaio significa fare il pane. Il pane profuma, è caldo, è buono. E' vitale. E' sacro.
Oggi, però, pochi sono i fornai e pochi quelli che usano il forno a legna.

Il fornaio del paese di mia nonna era un vero fornaio. Una fornaia. Siamo nel 1960 e lei aspetta sulla porta i ragazzini e le donne che le portano le scife di legno con il pane crudo. Li aspetta e accende il forno: lo pulisce dalla cenere dell'ultima infornata, lo riscalda, poi prende la prima fascina di legno. Mia madre, ragazzina, poggia la teglia su una lunga tavola piena di altre teglie, poi la fornaia fa un segno di riconoscimento sopra le quattro pagnotte da cuocere: tra un'ora saranno pronte.

Pane e biscotti. Ci sono giorni stabiliti e turni da rispettare.
Una volta cotto, il pane è tolto con la pala, collocato sulle tavole e ritirato dai clienti. Mia nonna prepara l'impasto di pane che Gina cuocerà il giorno successivo, adagia l'impasto lievitato sopra un grosso panno bianco e lo copre con una copertina di lana, "per farlo lievitare meglio!", dice.
Domenica, giorno di riposo per tutti. Anche per Gina la fornaia.

Siamo nel 1961, il forno è chiuso e Gina è a casa davanti la tv. Mia madre ha perso un divertimento estivo e io ho guadagnato un ricordo del ricordo: ogni estate il forno è chiuso, quando passo davanti la grossa casa che era piena di tavole prima e dopo la cottura, piena di fasci di legno. Piena di profumo.
Mi sforzo di trovare l'odore del pane che compro ogni giorno nell'alimentari sotto casa. Sento metallo ed elettricità... e un lontano calore. Mia madre e mia nonna lo mangiano in fretta.


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