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L'arrotino

Mestiere di un tempo in cui si produceva, si consumava, si riparava quello che si era consumato. Mestiere di un ambulante al servizio della collettività: paesi, borghi, contrade si riempivano di donne, uomini, bambini curiosi attorno al vecchio arrotino.
Era vecchio, silenzioso e bruciato dal sole, l'arrotino di ieri. E usava la bicicletta.

Donne, è arrivato l'arrotino! Il grido antico lo sento ancora io oggi, il sabato mattina, quando mi sveglio pigramente e osservo in finestra quello che succede fuori. E fuori arriva l'auto dell'arrotino, quella vecchia e incolore che ha un megafono sopra il tetto.
Grida ancora alle donne e non aspetta più che il macellaio, il pescivendolo, il barbiere escano dalla loro bottega per intrattenersi nel capannello di oggetti e mestieri antichi. Stanno nascosti, come le moderne massaie, oppure non ci sono più. Punto.

Quando coltello, forbici, rasoio erano macellaio, sarto, barbiere, l'arrotino aveva un significato perché aveva lavoro. Bisognava rifare il filo una volta alla settimana e a ogni cliente corrispondeva un filo specifico, quello del suo attrezzo da lavoro. Lo si appoggiava con precisione, la lama non doveva subire pressioni dalla mano altrimenti il filo veniva "ondulato" e non tagliava bene. La "mola" rifaceva il filo a tutte le lame, era pesante e veniva manovrata con un sistema di leva a pedale. Pedala arrotino!

Rasoi con lame di ricambio, coltelli a seghetta, tanti negozi e tante industrie, pochi agricoltori, pochi paesi, tante città: il lavoro dell'arrotino diminuisce. Non il suo fascino.

Donne, è arrivato l'arrotino!
"Ma lei non è anche l'ombrellaio?" "Ombrellaio, arrotino, arrotino, ombrellaio… Artigiano. Sta bene?"
Non ha il carretto stretto e lungo che ho visto su un libro, qualche tempo fa, ma la voce grossa e la silenziosa attenzione mentre lavora, queste sì. Viene dal paese, chissà quale. Chissà se lo aspettano. Chissà quando verrà ancora. "A sabato prossimo, allora!"



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