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L'arrotino
Mestiere di un tempo in cui si produceva, si consumava, si riparava
quello che si era consumato. Mestiere di un ambulante al servizio
della collettività: paesi, borghi, contrade si riempivano
di donne, uomini, bambini curiosi attorno al vecchio arrotino.
Era vecchio, silenzioso e bruciato dal sole, l'arrotino di ieri.
E usava la bicicletta.
Donne, è arrivato l'arrotino! Il grido antico
lo sento ancora io oggi, il sabato mattina, quando mi sveglio pigramente
e osservo in finestra quello che succede fuori. E fuori arriva l'auto
dell'arrotino, quella vecchia e incolore che ha un megafono sopra
il tetto.
Grida ancora alle donne e non aspetta più che il macellaio,
il pescivendolo, il barbiere
escano dalla loro bottega per intrattenersi nel capannello di oggetti
e mestieri antichi. Stanno nascosti, come le moderne massaie, oppure
non ci sono più. Punto.
Quando coltello, forbici, rasoio erano macellaio, sarto, barbiere,
l'arrotino aveva un significato perché aveva lavoro. Bisognava
rifare il filo una volta alla settimana e a ogni cliente corrispondeva
un filo specifico, quello del suo attrezzo da lavoro. Lo si appoggiava
con precisione, la lama non doveva subire pressioni dalla mano altrimenti
il filo veniva "ondulato" e non tagliava bene. La "mola"
rifaceva il filo a tutte le lame, era pesante e veniva manovrata
con un sistema di leva a pedale. Pedala arrotino!
Rasoi con lame di ricambio, coltelli a seghetta, tanti negozi e
tante industrie, pochi agricoltori, pochi paesi, tante città:
il lavoro dell'arrotino diminuisce. Non il suo fascino.
Donne, è arrivato l'arrotino!
"Ma lei non è anche l'ombrellaio?" "Ombrellaio,
arrotino, arrotino, ombrellaio
Artigiano. Sta bene?"
Non ha il carretto stretto e lungo che ho visto su un libro, qualche
tempo fa, ma la voce grossa e la silenziosa attenzione mentre lavora,
queste sì. Viene dal paese, chissà quale. Chissà
se lo aspettano. Chissà quando verrà ancora. "A
sabato prossimo, allora!"
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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