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"Il mondo è dei giovani". Pietruccio
Pietruccio è un antico mestiere fatto di "scoppoletta"
e di gilet, di carte da gioco coi bambini e di silenzio a guardare
la montagna. E nel silenzio il grido che annuncia il suo passo lento:
"Il mondo è dei giovani", e la mano scuote
l'aria e dà ancora più vigore alle parole. Come se
ce ne fosse stato bisogno.
Lo ripeteva a me e al bambino Lorenzo e a Cristina che bambina già
non lo era più, a mia sorella che era troppo piccola per
capire, a Marco e a tutta la tribù di quelli che volevano
stare con lui, a imparare lo scopone scientifico, briscola e briscoletta:
bambini che ascoltano storie e le ricordano per tutta la vita.
"Il mondo è dei giovani" era il saluto
di Pietruccio che lavorava all'università e nessuno
ha mai saputo bene cosa facesse lì dentro, era la verità
di un uomo che dentro al tempio della cultura non ha mai
messo punti esclamativi, e neanche nella sua vita. Perché
per lui i giovani e la cultura erano la stessa cosa semplice, per
questo ci rimproverava quando qualcuno di noi facevo lo svogliato
e si distraeva, nel gioco come nei compiti estivi.
Parole di un vecchio senza bandiera e senza colori, che mangiava
gli spaghetti al sugo e si sporcava la bocca, si strozzava e sorseggiava
l'acqua come vino d'annata.
Pietruccio, antico mestiere che scompare ogni volta, spesso sempre,
che loro si dimenticano che Lorenzo, Cristina, Marco e io siamo
cresciuti e aspettiamo la sua promessa.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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