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"Il mondo è dei giovani". Pietruccio

Pietruccio è un antico mestiere fatto di "scoppoletta" e di gilet, di carte da gioco coi bambini e di silenzio a guardare la montagna. E nel silenzio il grido che annuncia il suo passo lento: "Il mondo è dei giovani", e la mano scuote l'aria e dà ancora più vigore alle parole. Come se ce ne fosse stato bisogno.
Lo ripeteva a me e al bambino Lorenzo e a Cristina che bambina già non lo era più, a mia sorella che era troppo piccola per capire, a Marco e a tutta la tribù di quelli che volevano stare con lui, a imparare lo scopone scientifico, briscola e briscoletta: bambini che ascoltano storie e le ricordano per tutta la vita.

"Il mondo è dei giovani" era il saluto di Pietruccio che lavorava all'università e nessuno ha mai saputo bene cosa facesse lì dentro, era la verità di un uomo che dentro al tempio della cultura non ha mai messo punti esclamativi, e neanche nella sua vita. Perché per lui i giovani e la cultura erano la stessa cosa semplice, per questo ci rimproverava quando qualcuno di noi facevo lo svogliato e si distraeva, nel gioco come nei compiti estivi.
Parole di un vecchio senza bandiera e senza colori, che mangiava gli spaghetti al sugo e si sporcava la bocca, si strozzava e sorseggiava l'acqua come vino d'annata.

Pietruccio, antico mestiere che scompare ogni volta, spesso sempre, che loro si dimenticano che Lorenzo, Cristina, Marco e io siamo cresciuti e aspettiamo la sua promessa.





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