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Il fabbro
Il fabbro mi ha sempre fatto paura. Forse perché gioca col
fuoco e a me il fuoco fa paura, un po'. Forse perché
lavora in botteghe scure e sporche da cui possono uscire esseri
spaventosi. Forse perché ferri e lame
metallo, insomma,
mi fanno venire in mente la guerra e il mal di denti. Entrambi dolorosi.
Il fabbro lavora il metallo, arte antica svolta dai tanti
Fabricious di un tempo. E dal metallo
uscivano spade, lance, corazze
la guerra, quindi, c'entra.
Ma dal metallo, mentre scorrono
secoli e gusti, escono fuori anche attrezzi di lavoro e di
decoro: ferri di cavallo, balaustre, cancelli, testiere per
letti. Mia nonna ne ha una davvero bella, ricca di fiori e ricami
raffinati. Il fabbro è un artista.
Il suo mestiere, quindi, è indispensabile ad altri mestieri
e ad altre arti. Ma lui nella sua bottega è solo, accompagnato
dal ragazzo apprendista e dalle scintille pallide che ogni tanto
escono dalla forgia se il ferro è arroventato. "Brucia!"
L'apprendista non conosce ancora bene la "giusta temperatura"
cui mantenere il ferro: se è troppo bassa è insufficiente
per lavorare, se è troppo alta il pezzo di ferro rischia
di diventare inutilizzabile. Se è quella giusta, il ferro
si può lavorare. Tenaglia per prenderlo, incudine come base
d'appoggio, martello per percuoterlo e farne delle barre da lavoro,
dar vita alle forme desiderate.
Il mio amico Fabrizio ha comprato un nuovo saldatore elettrico.
Lui non scherza col fuoco. Neanche i suoi antenati fabbri.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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