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Lavoro con i piedi. Il calzolaio.
Oggi la scarpa non si fa, si ripara.
Chissà perché le botteghe dei calzolai sono sempre
piccole e buie. Il bancone di lavoro è sporco e la scaffalatura
dietro piena di paia di scarpe di tutti i tipi, misure e materiali.
Ci sono scarpe da uomo e scarpe da donna. Sembrano tutte
antiche, come questo mestiere che inizia già ai tempi dei
centurioni romani con i loro sandali di cuoio intrecciati
fin sotto il ginocchio.
Vedo un martello, una tenaglia e un marca punti con la rotellina
dentata per segnare i punti da dare sulla suola delle scarpe. Il
vero strumento del calzolaio, però, è la lesina:
"robusta asticella d'acciaio appuntita, che serve per forare
il cuoio che deve essere cucito". Non la vedo oppure non la
so riconoscere. Vedo però una forma, il modello per
la scarpa e mi viene in mente mio nonno e quella strana parola che
un giorno uscì dalla sua bocca, "tomaia". Pensavo
fosse una parolaccia.
Ritiro gli scarponcini di pelle nera e mi accorgo che il tacco non
è stato fatto bene: gomma sintetica come quella dei pneumatici
dell'officina di macchine e grasso che sta accanto alla bottega
copre il tacco troppo usato. Camminare è impossibile e inizio
a discutere con l'omino dell'antico mestiere che mi piace più
di tutti.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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