di Alessia Rapone  |  Il progetto  |  Link  |  Contatti  
 
00. Homepage
01. Discorsi
02. Antichi mestieri
03. Parola di
04. Segnalibro
05. Film

Dillatua
Parla il tuo silenzio >>>


Lo scrivano

Non è avvocato, medico o professore. Non è maestro, e non insegna. Scrive all'angolo della strada, tutto stretto tra tavolo, sedia, carte e clienti. Si fa pagare, lo scrivano, ma pochi soldi vede e tanta roba accumula. Polli e uova, qualche frutta, un po' di vino. E scrive, ascolta e scrive.

Io lo chiamo scrivano, quando lo chiamavano "scribacchino" e gli raccontavano i problemi con la terra acquistata, col figlio lontano, coi parenti litigiosi. E lui scriveva lettere e riempiva i fogli già ingialliti con l'inchiostro del pennino. Com'era bravo e veloce, quando copiava pensieri e parole di lettere vecchie e di messaggi già arrivati a destinazione. E com'era bravo quando leggeva ad alta voce le risposte ai messaggi e alle lettere. Qualcuno avrebbe letto meglio, ma il cliente era analfabeta, o aveva la vista difettosa, o andava di fretta. E allora correva da lui.

Lo scrivano diventava intellettuale di professione. Dava anche consigli di ragioneria, di medicina e di pratiche religiose e superava, per arguzia, convincimento e passione, gli altri intellettuali impegnati a fare il loro lavoro. Prete compreso.
E il tavolo diventava scrivania, scranno, confessionale e lo scritto una piccola opera d'arte, fatta in serie.

Aveva studiato, lo scrivano vestito di scuro?
Sapeva leggere, scrivere e fare di conto e pazienza se i voti di quella scuola che ancora non era d'obbligo gli davano sufficiente in "lavori manuali o lavori donneschi" e "storia", aveva studiava tutto il resto e ora lo metteva in pratica.

Dopo la seconda guerra mondiale, con la scuola d'obbligo, il mestiere di scrivano scompare e così il suo nome.
"Scribacchino" è oggi uno che scrive sotto comando, con la testa china e la voce muta. E invece Totò - lo scrivano pubblico Don Felice - urlava la "Miseria e Nobiltà" di Napoli e quella della sua categoria.


<<<


© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.