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L'orologiaio

Tic tac, tic tac. E poi tac tic, tac tic. L'orologio dal cuore meccanico resiste al tempo e batte al ritmo di vecchi ricordi. Pieno di ingranaggi, di ruote e di lancette, era l'orgoglio dell'orologiaio. Quello giovane, che portava il monocolo - lente di ingrandimento - per vedere bene cosa doveva sistemare, dove e come. Quello che portava pazienza per riparare le piccole parti di un piccolo ingranaggio. E sudava, lui ancora inesperto, ogni volta che riconosceva sotto le sue mani l'orologio di valore e l'attesa di perfezione. Studiava il sistema degli ingranaggi e cercava di capire quale fosse il pezzo che non funzionava più. Tutto era piccolo, esigente, entusiasmante.

Passa il tempo e lui è grande e sempre appassionato. Ricostruisce ruote dentate di tutte le dimensioni e pignoni, bascule, copri bascule e molle, lancette… Il numero di pinze aumenta, ci sono cacciaviti e piccole tenaglie, c'è il monocolo fedele all'occhio.

Tac tic, tac tic. Toc. Si è fermato, di nuovo, per sempre.
"Con gli orologi al quarzo è più semplice!" - mi dice il ragazzo del negozio - "E' sufficiente un piccolo tester per capire qual è la parte da sostituire. E questo, lo sostituisca!". Mi riprendo il morituro e lo porto a casa: lo apro, lo smonto, guardo i pezzi e non capisco. Mi aveva detto che era eterno, il vecchio orologiaio sotto casa. Facilmente sostituibile nei suoi pezzi. E infatti il ragazzo del negozio trionfa fra lampi di luci e clic di precisione.

'Abilità manuali ed esperienza' sta scritto nella vetrina di un negozio elegante del centro. Entro e scopro il mestiere che iniziò nel Quattrocento con orologi per le torri. Poi mi guardo attorno e ritrovo il vecchio orologiaio, pazzo di meccanica e in attesa del mio pezzo.


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