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L'orologiaio
Tic tac, tic tac. E poi tac tic, tac tic. L'orologio
dal cuore meccanico resiste al tempo e batte al ritmo di vecchi
ricordi. Pieno di ingranaggi, di ruote e di lancette, era l'orgoglio
dell'orologiaio. Quello giovane, che portava il monocolo - lente
di ingrandimento - per vedere bene cosa doveva sistemare, dove e
come. Quello che portava pazienza per riparare le piccole parti
di un piccolo ingranaggio. E sudava, lui ancora inesperto, ogni
volta che riconosceva sotto le sue mani l'orologio di valore e l'attesa
di perfezione. Studiava il sistema degli ingranaggi e cercava
di capire quale fosse il pezzo che non funzionava più. Tutto era
piccolo, esigente, entusiasmante.
Passa il tempo e lui è grande e sempre appassionato. Ricostruisce ruote
dentate di tutte le dimensioni e pignoni, bascule, copri bascule
e molle, lancette… Il numero di pinze aumenta, ci sono cacciaviti
e piccole tenaglie, c'è il monocolo fedele all'occhio.
Tac tic, tac tic. Toc. Si è fermato, di nuovo, per sempre.
"Con gli orologi al quarzo è più semplice!" - mi dice il
ragazzo del negozio - "E' sufficiente un piccolo tester per capire
qual è la parte da sostituire. E questo, lo sostituisca!". Mi riprendo
il morituro e lo porto a casa: lo apro, lo smonto, guardo i pezzi
e non capisco. Mi aveva detto che era eterno, il vecchio orologiaio
sotto casa. Facilmente sostituibile nei suoi pezzi. E infatti il
ragazzo del negozio trionfa fra lampi di luci e clic di precisione.
'Abilità manuali ed esperienza' sta scritto nella vetrina
di un negozio elegante del centro. Entro e scopro il mestiere che
iniziò nel Quattrocento con orologi per
le torri. Poi mi guardo attorno e ritrovo il vecchio orologiaio,
pazzo di meccanica e in attesa del mio pezzo.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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