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Dillatua
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Il burattinaio

Siamo in pochi, siamo sempre stati pochi, noi burattinai. Del resto, che mestiere è il nostro?
Tirare un carretto con dentro dei pupazzi, infilare la mano dentro ciascuno di essi e parlare con altre voci, raccontare altre storie, nascondersi alla gente. E sentire dal buio le risate, gli urletti e i silenzi del pubblico bambino che ti vuole curvo e sconosciuto sotto il palcoscenico del piccolo teatro.
Se ti va bene, il pupazzo lo fai tu, il burattino diventa la ragione della ricerca di colla e vernice, di gesso e di stoffa per fare i vestiti e inventare personaggi. Se ti va bene, sei un artigiano, oltre che un cantastorie fasullo. Se ti va male, Pulcinella ti perseguita nei sogni e ti rovina la fantasia: ogni giorno le stesse storie e ogni notte quelle che non puoi raccontare.

Comunque, io preferisco il burattino, tutti i burattini, alla marionetta, forse perché lui è uomo come me, mentre la marionetta, ambigua e irriverente, mi ricorda certe donne che non so capire. Quelle che accompagnano i bambini a vedere i miei spettacoli senza mai guardarli loro, vergognandosi di certe risate, di certi giochi, di un certo me sulla scena. Eppure io non compaio mai! Compare Pulcinella, i briganti e Mangiafuoco, compaiono la signora Grassa, il signore Buffo e il ladro Tutto Matto. Compaiono alla solita ora, quando fa più caldo d'inverno la mattina e quando è meno caldo d'estate la sera. Hanno le crepe attorno alla bocca e gli occhi perdono vernice, però mi guardano e mi chiedono di dargli vita e di raccontare le loro storie. E allora basta la mano per sollevarli da terra e dare forza al capo. "Si comincia, bambini! State attenti alla scena, seguite l'intreccio, nessuno è perfetto…!"
Il burattino, l'uomo reso eterno.


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