|
Il correttore di bozze
Lunghe tavole a ridosso della parete, basse lampade che fanno luce.
Una schiera di uomini con le maniche tirate su e lo sguardo attento.
C'è anche un ragazzetto, uno studentello universitario già
con gli occhiali da prof. e una strana agitazione dentro. Ma lui
sa che deve essere calmo, attento e paziente. Lui, come gli altri
con le maniche rivoltate, è un correttore di bozze.
Le grosse macchine linotype fanno ora silenzio, alte e lucide,
con una larga tastiera da dattilografia, hanno lavorato fino a pochi
istanti fa: un tasto premuto e scende la matrice di una lettera
o di un segno grafico, si allinea per formare una parola e comporre
una riga di giornale. Poi la fila delle matrici viene trasportata
per essere caricata di piombo liquido e fare colonna con le altre
righe già fuse. E' una colonna di righe metalliche, leggibile
a rovescio da destra a sinistra, piena di errori, refusi, sporcizia.
Bisogna farne una bozza - una striscia di carta bagnata viene
premuta sulle righe di piombo inchiostrate per averne impressione
- e passarla allo studentello universitario.
Saltano fuori "pesci", le righe del manoscritto saltate
dal tipografo, saltano fuori "gamberi", le righe ripetute
dal tipografi per sbaglio, salta fuori una vita difficile, il sogno
di giornalista, i pochi guadagni. Il mestiere di capro
espiatorio.
Via i pensieri bui, il correttore di bozze non può sbagliare,
è lì per scovare l'errore, degli altri e far trionfare
la perfezione della cultura. E questo gli piace.
In Italia non esiste nelle redazioni dei giornali la figura del
copy editor, moderno correttore di bozze. Peccato, lo studentello
universitario di inizio '900 avrebbe gradito e poi chissà
se, una volta dentro, sarebbe diventato giornalista.
<<<
© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
|