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Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa


"Così è stato il nostro primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete.
L'abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. E' un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.
E voi ve la sentite di fare questa parte nel mondo? Allora richiamateli, insistete, ricominciate tutto da capo all'infinito a costo di passar da pazzi.
Meglio passar da pazzi che essere strumento di razzismo".

"Non c'era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è peggio. Ma ogni borghese che capitava a visitarci faceva una polemica su questo punto".

Don Milani, il primo a sinistra, con la scolaresca. Scuola di Barbiana

"Cercasi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null'altro che d'esser uomo. Cioè che vada bene per credenti e atei.
Io lo conosco. Il priore me l'ha imposto fin da quando avevo 11 anni e ne ringrazio Dio.
Ho risparmiato tanto tempo. Ho saputo minuto per minuto perché studiavo.

Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l'analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali".

"Si sente lamentare che c'è troppi maestri. Non è vero. E' che quel posto ha fatto gola a tanti cui di fare il maestro non importa nulla. Se aumentate l'orario spariranno tutti".


Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, 1996


E' invece il 1954 quando don Lorenzo Milani arriva a Barbiana, nel comune di Vicchio del Mugello, Firenze. Sua punizione, secondo le intenzioni della curia, benedizione di tutti, secondo le intenzioni e le intuizioni di un uomo, di un prete, di un maestro.
E 'Lettera a una professoressa' è la voce di una scuola, di una comunità, di una famiglia. Don Milani è lì.




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