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I nuovi schiavi del marketing telefonico
"I call center si trascinano dietro una pessima
reputazione e lo slogan di uno di essi, D. Line Call
Center, installato in Belgio, riassume bene la vita
dei teleoperatori: "Al vostro servizio sette giorni
su sette, 24 ore su 24: spirito dinamico, polivalenza,
facilità di adattamento, mai malati, mai in ritardo
e, soprattutto... mai in vacanza".
Orari sfalsati, flessibilità ad oltranza,
tempo parziale, impiego mobile del tempo, utilizzo del
lavoro interinale fino al 30% o addirittura al
40% degli effettivi, bassi salari, gerarchia opprimente,
fanno parte del quotidiano di buona parte di questa
truppa della 'nuova economia'. La concentrazione - per
motivi di redditività e di economie di scala
- di centinaia di salariati nel medesimo sito, allineati
in sale immense, con il casco
fissato alle orecchie e il naso incollato allo
schermo del loro computer, accentua il carattere opprimente
di queste fabbriche del terziario dei tempi moderni.
Il management, tuttavia, vuole passare per "cool",
"all'americana": è di rigore darsi
del tu e le serate aziendali vedono la gerarchia mischiarsi
alla base. Ma guai a chi non si conforma a questa cultura
d'impresa: i contratti di formazione e i lavoratori
interinali non vengono rinnovati, i titolari perdono
le gratifiche".
Gilles Balbastre, I nuovi schiavi del marketing
telefonico in "Le Monde Diplomatique",
maggio 2000
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