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Vigile e muratore, 3 maggio 1955

Sembra così lontana la Roma ascoltata da Zavattini in questo dialogo. Più di quanto non sia in realtà.

Il mese scorso ho udito per caso un lungo dialogo tra un muratore e un vigile urbano, dalle parti di Santa Emerenziana, c'era anche Michele Gandin che ascoltava, ne riporto un pezzo.
Il vigile: "Più di trenta ore di disagiata non me le fanno fare. E allora come si campa? Devo fare altri mestieri, di nascosto".
Il muratore: "A voi va sempre meglio che a noi".
Vigile: "A te ti odia la gente?"
Il muratore: "A me no".
Vigile: "A noi sì, è proprio un odio di mestiere. E allora lo devono pagare, 'st'odio. Ma non ti lamentare, a sessant'anni ci avete la Previdenza".
Muratore: "Mio padre con tredicimila al mese che ci fa? Voi quando vi va male fate un po' di contravvenzioni".
Vigile: "Non vuoi capire che le contravvenzioni chi le incassa non siamo noi? Sono i capi che hanno le percentuali; loro stanno là a sedere e noi in giro a litigare con la gente".
Muratore: "Una volta passavano la biancheria, adesso più. In marzo si sono degnati di darci le scarpe, finalmente".
Muratore: "Fai finta di non sentire. Ci vuole lo sciopero".
Il vigile: "Si potrebbe fare applicando il regolamento. Lo sai che applicando il regolamento paralizziamo il traffico di Roma, del mondo?"
Il muratore: "Sotto allora".
Il vigile: "Non devi credere che è un mestiere facile il nostro. Quando andiamo sotto l'esame schermografico: ogni volta ci sono sette o otto tbc. Chi si siede mai? Tutto sui piedi come i camerieri. Sai quanto ci danno per un'ora di straordinario?"
Muratore: "Quanto?"
Vigile: "Dillo. Ti fanno come un'elemosina a farti fa' un'ora di straordinario e ti mettono in mano ottantamilalire".
Muratore: "Ma il posto è sicuro. Piove o non piove. De fame tu non muori più".
Vigile: "Sono ragionamenti questi?"

Cesare Zavattini, Straparole, Milano, Bompiani, 1967





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