di Alessia Rapone  |  Il progetto  |  Link  |  Contatti  
 
00. Homepage
01. Discorsi
02. Antichi mestieri
03. Parola di
04. Segnalibro
05. Film

Dillatua
Di che lavoro sei >>>

Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale.


"Nel XXI secolo, non meno che nei due secoli precedenti, un paese che non possegga una grande industria manifatturiera, l'industria in senso stretto, rischia di diventare una sorta di colonia, subordinata alle esigenze economiche, sociali e politiche di altri paesi che tale industria posseggono. Ciò vale in modo particolare per quei settori industriali che pur essendo nati decenni addietro, come l'informatica o l'elettromeccanica, o addirittura secoli, come la chimica e poi l'auto e l'aeronautica civile, sono oggi più che mai da considerare essenziali per l'economia del terzo millennio. E' ovviamente possibile che in quel paese, in quei particolari settori, operino unità produttive controllate da imprese straniere, capaci di assicurare localmente occupazione e reddito. Ma una tale situazione implica che tutte le decisioni in merito ai livelli di occupazione, alle condizioni di lavoro, alle retribuzioni, a che cosa si produce e a quali prezzi, ai prodotti che entrano nelle case e strutturano la vita delle persone, saranno prese altrove. Con il presupposto che i relativi costi economici, sociali e umani ricadranno sul paese ospitante. Per paesi in via di sviluppo, che l'industria non l'avevano, potrebbe essere - in molti casi di fatto è stata - una soluzione accettabile, almeno per un certo periodo. Per uno che sia stato tra i primi paesi industriali del mondo si tratterebbe invece di una rovinosa caduta. L'Italia sta correndo precisamente questo rischio.

Facendo riferimento ai settori sopra richiamati e al peso che continueranno ad avere nel prossimo futuro sulle economie e le società del globo, si constata infatti che in poco più di quarant'anni, all'incirca dal 1960, il nostro paese ha perduto o drasticamente ridimensionato la propria capacità produttiva in settori industriali nei quali aveva occupato a lungo un posto di primo piano a livello mondiale. E' il caso dell'informatica, della chimica, dell'industria farmaceutica. […]

Nemmeno è pervenuta l'Italia a far raggiungere un'adeguata massa critica a industrie dove possedeva, e in parte ancora possiede, un capitale eccezionale di competenze, di tecnologia, di risorse umane, come l'aeronautica civile; è là dove tale massa critica pareva a portata di mano ha pensato bene di fortemente ridurla, come è accaduto con la elettromeccanica high tech (automazione e controllo, sistemi per il trasporto e la distribuzione di energia e simili).
Resta un'ultima struttura portante della grande industria, l'automobile, cioè la Fiat, impigliata da anni in una crisi strutturale della quale al momento non è possibile anticipare l'esito. Se anch'essa dovesse cadere, vuoi perché la produzione automobilistica si estingue, vuoi perché il suo controllo viene assunto da uno o più produttori di altri paesi, l'industria manifatturiera italiana avrebbe concluso malamente la sua storia".

Luciano Gallino, La scomparsa dell'Italia industriale, Torino, Einaudi, 2003.


<<<


© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.