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Umano o androide?

[…] Dopotutto, la parte di reale che ci consente di fare qualcosa della nostra vita di cui possiamo fare tesoro è proprio la realtà stessa degli altri umani. Definire cosa è reale equivale a definire cosa è umano, se si è interessati agli umani. Chi non prova interesse per loro è un soggetto schizoide, per come la vedo io, un androide: dunque non umano, e quindi non reale.

Se vi riconoscete in questa tipologia, dovrete risolvere il problema da soli, senza il mio aiuto, perché non provo una grande simpatia per voi. Questo perché, in verità, ciò che manca in voi - androidi - è la simpatia, una forma di simpatia essenziale, intesa come sentimento empatico verso la vita altrui, e se non l'avete per noi, non riusciamo a immaginarci come noi potremmo averne nei vostri confronti.

E' possibile questa empatia solo se è reciproca. Potete entrare nel nostro gruppo in qualsiasi momento; tutto ciò che dovete fare è provare interesse per noi, non per il modo in cui potremmo riuscirvi utili, ma così come siamo: stupidi e inutili, inefficienti e contradditori, sbagliati e sciocchi e pigri e creduloni, e così via […].


Philip Dick, la Lettura, la Repubblica, sabato 24 settembre 2005.
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