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La musica del silenzio
Avete mai provato a mettervi in una condizione di rinuncia a qualsiasi intenzione; a eliminare ricordi, desideri, attese; a fare tabula rasa di convinzioni, preconcetti, pregiudizi, provando intanto ad ascoltare senz’altro fare se non ascoltare, silenziosi? Senza possedere un’idea preventiva di ciò che si udrà, in una sorta di regressione e rinascita all’innocenza?
Questa è la condizione ideale per l’ascolto musicale, di quella musica di cui il silenzio è denso. Lo ha dimostrato John Cage più di cinquant’anni fa, nel 1952, attraverso la sua rivoluzionaria performance 4.33, nota anche col titolo di Silence.
Una performance riproposta ieri sera durante un seminario monografico dedicato al suo compositore alla quale ho assistito. Compostamente seduta davanti al nero pianoforte a coda, l’esecutrice, come Cage cinquantaquattro anni prima, non ha fatto assolutamente niente per quattro minuti e trentatré secondi. Non ha disteso le braccia verso la tastiera, né sfiorato i tasti dello strumento; si è limitata a girare la pagina dello spartito per due volte, per indicare – come previsto dalla partitura - la fine di uno dei tre tempi in cui la composizione è divisa e l’inizio del successivo.
Una farsa, una presa in giro? No, piuttosto una formidabile provocazione volta a dimostrare che i suoni dell'ambiente in cui le persone vivono “rappresentano una musica più interessante rispetto a quella che potrebbero ascoltare a un concerto”. Con il resto del pubblico ieri sera ho ascoltato i rumori interni alla sala in cui mi trovavo, i bisbigli, i rumori provenienti dall’esterno, i colpi di tosse, qualche risolino, il fruscio dei tessuti sfiorati.
Il silenzio dunque è l’insieme dei rumori di sottofondo; è esso stesso rumore/musica di sottofondo. Il silenzio assoluto non esiste perché, come ancora Cage ha dimostrato, anche in una stanza anecoica, vale a dire totalmente insonorizzata, è possibile udire il battito del proprio cuore.
Con 4.33, John Cage ha avviato una sorta di rivoluzione copernicana del concetto di ascolto musicale, invitando all’ascolto del mondo, della ‘musica’ del silenzio.
“Sentivo e speravo – diceva Cage – di poter condurre altre persone alla consapevolezza che i suoni dell'ambiente in cui vivono rappresentano una musica molto più interessante rispetto a quella che potrebbero e ascoltare a un concerto”.
Dal blog Giusisponda, La musica del silenzio,
http://giudis.splinder.com/archive/2006-01, venerdì, 20 gennaio 2006
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