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Giovanni Gasparini, La dimensione sociale del tempo
"Oltre alla settimana, è l'orologio a rappresentare
un altro importante esempio del rapporto, della dialettica
fra natura e cultura, che l'uomo, i sistemi
sociali hanno costituito. L'invenzione dell'orologio
è una di quelle grandi invenzioni umane e sociali che
sono rimaste anonime, ma che hanno cambiato veramente
il corso della storia, il corso della vita sociale,
della vita degli attori nelle società. Quest'invenzione
anonima […] ha dato vita alla grande storia dell'orologio
meccanico, che dura sette secoli e che arriva fino a
noi. Gli orologi meccanici si producono ancora oggi,
anche se negli ultimi decenni sono stati soppiantati
dall'orologio al quarzo e dai segnatempo al quarzo e
quindi dagli orologi atomici al cesio, caratterizzati
da una precisione assolutamente al di fuori della nostra
capacità di comprensione. L'orologio è uno strumento
che sicuramente rappresenta una creazione, quindi un
intervento artificiale dell'uomo sul tempo, ma
che è interessante proprio perché separa o almeno tende
a separare il tempo concreto, il tempo della
vita quotidiana, il tempo che governa, attraverso l'alternanza
di giorno e notte, la vita dell'uomo, da quello che
è un tempo astratto, un tempo che diviene sempre
più il tempo quantitativo, il tempo ormai separato dalla
vita dell'uomo e dalle scansioni della sua vita quotidiana,
un tempo che diventa sempre di più una costruzione umana
e sociale"[…].
Può infine essere interessante accennare, anche se
brevemente, a certe prospettive che alcuni sociologi,
in particolare in America, sostengono: per esempio,
la prospettiva di una società "incessante",
come viene detta, di una società permanentemente attiva,
dove tutte le organizzazioni economiche, sociali, civili,
funzionano continuativamente ventiquattr'ore al giorno
e trecentosessantacinque giorni all'anno, evidentemente
con la conseguenza di richiedere, sia pure con una logica
di turni, una prestazione professionale e lavorativa
a tutti gli attori, a tutti i soggetti, a tutti i membri
del sistema, prestazione che può essere indifferentemente
richiesta e svolta di giorno, di notte, di sabato, di
domenica.
In questa prospettiva, alcuni affermano addirittura
che il fatto di dormire di notte è un dato puramente
culturale. […] Un altro conto è invece una società in
cui certe scansioni temporali
vengono marcate, per assegnare a certe fasce temporali
il significato di riposo, di astensione generalizzata
dalla attività professionale lavorativa.
Il tempo rimane ancora un grande elemento coordinatore
dell'attività umana e sociale nella nostra società;
lo era ancora di più all'inizio dell'industrializzazione,
evidentemente, ma lo è anche oggi, nonostante certi
processi di flessibilità che si sono affermati. Pensiamo
alle organizzazioni formative, come la scuola: sin dai
primi anni il giovane attore sociale, il bambino, riceve
dei messaggi che sono fortemente orientati ad una socializzazione
temporale, all'associazione a un certo tipo di tempo
che è il tempo della società industrializzata, il tempo
quantitativo, il tempo scandito dall'orologio.[…].
Il problema oggi è di capire chi regola il tempo,
e di capirlo attraverso questa molteplicità, questa
rete molto complessa e molto varia di organizzazioni
e di istituzioni.
Giovanni Gasparini, La dimensione sociale
del tempo, www.emsf.rai.it,
1993 (alcune parti).
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