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Giovanni Paolo II, Laborem exercens
"Col sudore del tuo volto mangerai il pane". Queste
parole si riferiscono alla fatica
a volte pesante, che da allora accompagna il lavoro
umano: però, non cambiano il fatto che esso è la via
sulla quale l'uomo realizza il "dominio", che gli è
proprio, sul mondo visibile "soggiogando" la terra.
Questa fatica è un fatto universalmente sperimentato.
Lo sanno gli uomini del lavoro manuale, svolto
talora in condizioni eccezionalmente gravose. Lo sanno
non solo gli agricoltori, che consumano lunghe giornate
nel coltivare la terra, la quale a volte "produce pruni
e spine", ma anche i minatori nelle miniere o nelle
cave di pietra, i siderurgici accanto ai loro altiforni,
gli uomini che lavorano nei cantieri edili e nel settore
delle costruzioni in frequente pericolo di vita o di
invalidità. Lo sanno, al tempo stesso, gli uomini legati
al banco del lavoro intellettuale,
lo sanno gli scienziati, lo sanno gli uomini sui quali
grava la grande responsabilità di decisioni destinate
ad avere vasta rilevanza sociale. Lo sanno i medici
e gli infermieri, che vigilano giorno e notte accanto
ai malati. Lo sanno le donne, che, talora senza adeguato
riconoscimento da parte della società e degli
stessi familiari, portano ogni giorno la fatica e la
responsabilità della casa e dell'educazione dei
figli. Lo sanno tutti gli uomini del lavoro e, poiché
è vero che il lavoro è una vocazione universale,
lo sanno tutti gli uomini.
Eppure, con tutta questa fatica - e, forse, in un certo
senso, a causa di essa - il lavoro è un bene dell'uomo.
Se questo bene comporta il segno di un "bonum arduum",
secondo la terminologia di San Tommaso, ciò non toglie
che, come tale, esso sia un bene dell'uomo. Ed è non
solo un bene "utile" o "da fruire", ma un bene "degno",
cioè corrispondente alla dignità dell'uomo, un bene
che esprime questa dignità e la accresce.
Volendo meglio precisare il significato etico
del lavoro, si deve avere davanti agli occhi prima di
tutto questa verità.
Il lavoro è un bene dell'uomo - è un bene della sua
umanità -, perché mediante il lavoro l'uomo non solo
trasforma la natura adattandola alle proprie necessità,
ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un
certo senso, "diventa più uomo".
Giovanni Paolo II, Laborem exercens, "Il lavoro e l'uomo" (dal cap. II), Città del Vaticano, 1981-09-14.
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