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Guillaume Paoli, I disoccupati felici

Non combattono per la piena occupazione, perché sanno che non tornerà più, non sprecano il loro tempo, perché ne hanno in abbondanza, non cercano lavoro, perché proclamano l'ozio. Sono i "disoccupati felici", die glücklichen Arbeitslosen, di Berlino che, riuniti attorno al "felice nullafacente" Guillaume Paoli da qualche anno chiedono, e ottengono, solo riconoscimento sociale. E il sussidio di disoccupazione.


"Disoccupazione è una parola monca, brutta, un termine con connotazioni negative, l'altra faccia della medaglia 'occupazione'. Un disoccupato non è nient'altro che un lavoratore senza lavoro. Ma questo non ci dice niente sulla persona come poeta, come viaggiatore, come cercatore e come essere umano che respira. In pubblico le persone devono lamentarsi della mancanza di lavoro. Solo nel privato, lontano da giornalisti, sociologi e altri ficcanaso, possono osare veramente essere onesti: "Ho perso il mio lavoro. Fantastico! Finalmente ho tempo di andare alle feste ogni sera, non devo più consumare cibo dal microonde e posso fare l'amore fin che voglio".

"Ci hanno detto che ora proprio non è il momento per criticare il lavoro, perché sarebbe il tipo di provocazione che le fin troppo rispettabili classi medie aspettano da tempo. Venti anni fa i lavoratori potevano mettere in discussione il loro lavoro e anche il concetto stesso di lavoro. Oggi devono mostrarsi soddisfatti solo perché un lavoro ce l'hanno, e i disoccupati devono fingere insoddisfazione solo perché loro non hanno lavoro. Così si è spenta la critica al lavoro. Il "disoccupato felice" semplicemente va oltre questa infantile forma di ricatto."

"[…] Se i disoccupati non sono felici è solo perché non hanno soldi, non perché non hanno lavoro. […] Se essere disoccupati rende le persone infelici, è anche perché l'unico valore sociale che conoscono è il lavoro. Non hanno più niente da fare, si annoiano, hanno perso tutti i loro contatti sociali perché il lavoro è spesso l'unico modo per incontrare gente. Questo accade anche ai pensionati, comunque."


Tratto da www.diegluecklichenarbeitslosen.de. Il sito, il manifesto, la rivista. In tutte le lingue tranne che in italiano.

 


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