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La fabbrica. Fuori il mito, dentro la realtà.
Intervista a Cristiano Colombini
Esiste oggi il mito attrattivo della fabbrica? O resiste
oggi quello di ieri?
Credo che la fabbrica non sia più un'istituzione, anche perché
col passare del tempo la situazione in fabbrica - nel territorio
pisano, quello che conosco meglio - è andata via via peggiorando,
sia da un punto di vista dei ritmi produttivi sia da un punto
di vista di mantenimento del posto di lavoro. L'esempio è
la Piaggio di Pontedera. Qualche anno fa vi era un
detto, qui da noi, le madri dicevano alle ragazze: "Sposalo,
perché quello lavora alla Piaggio!" Oggi non è più così, perché
la Piaggio di Pontedera da vari anni, dal '94 che ci sono
io, ha subito minimo tre processi di ristrutturazione ed è
passata da 5.500 dipendenti a 3.200 dipendenti. Quindi anche
il mantenimento del posto di lavoro per un operaio che lavora
in fabbrica è divenuto ormai una chimera.
Che tipo di considerazione del proprio lavoro ha chi
lavora in fabbrica? E per i giovani è una scelta lavorare
lì?
Oggi è un'occasione per poter percepire uno stipendio. Il
primo problema del giovane che entra in fabbrica è quello
della postazione che ti affidano e che mantieni per 20 anni,
per la durata del lavoro in fabbrica; quindi è ripetitivo
dal punto di vista del lavoro. Un ragazzo che ha studiato,
diplomato, si trova costretto a fare lo stesso lavoro, 8 ore,
per 5 giorni alla settimana, quando ti va bene, lo stesso
lavoro per le stesse ore.
Giovani come "esploratori di nuove occasioni", che aspettano
solo il momento buono per andare via dalla fabbrica. E' vero?
Esattamente, perché il giovane che entra in fabbrica oggi,
purtroppo pensa già a come uscirne.
Dentro la fabbrica fare insieme lo stesso tipo di lavoro
significa socializzazione? Forte socializzazione o soltanto
corredo dell'attività quotidiana?
E' una socializzazione che definirei un corredo, una piccola
parte di una giornata di lavoro. Magari nelle piccole aziende
c'è, ma nelle grandi, in una catena di montaggio, chi lavora
all'inizio non conosce chi lavora alla fine del processo produttivo.
E la partecipazione alle iniziative sindacali? Che tipo
di coinvolgimento c'è?
Quando le iniziative sindacali erano unitarie - ci sono ora
diversità di opinioni tra Fim, Fiom e Uilm in proposito e
sia sul territorio pisano come su quello nazionale - si può
dire che la quasi totalità dei dipendenti delle aziende, quindi
giovani e vecchi, aderiva allo sciopero.
Adesso? C'è una differenza di partecipazione, ad esempio
allo sciopero, tra generazioni?
No, io credo che l'adesione allo sciopero venga fatta perché
… è sciopero, no? Magari aumenta la discussione, questo sì,
se aderire o meno. Però allo sciopero si partecipa sempre.
L'ultimo libro di Luciano
Gallino è La scomparsa
dell'Italia industriale. Le grandi industrie stanno scomparendo,
le PMI sono oggetto d'attenzione costante e si promuove l'internazionalizzazione
delle imprese. Cosa ne pensa?
In Italia stanno scomparendo le grandi famiglie, i grandi
imprenditori che hanno fatto grande l'Italia nei tempi passati.
Sempre l'esempio della Piaggio, la grande azienda del centro-sud
che dopo la morte di Giovanni Agnelli ha perduto il ruolo
che aveva: parte integrante di Pontedera e legame tra la famiglia
Agnelli e la città. Oggi non è più così, siamo divenuti corpo
estraneo alla città.
Cristiano Colombini, segretario provinciale della Fim-Cisl
di Pisa, proviene dalla Piaggio di Pontedera.
Dalla fabbrica all'impegno attivo per essa il passo è
breve e la scelta sindacale è alla base della sua vita
professionale.
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