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Contro il lavoro minorile.
Intervista a Claudio Lenoci, direttore ILO
Roma
ILO, International Labour Office
OIL, Organizzazione internazionale del Lavoro
Due sigle che parlano di lavoro, di diritti umani e di giustizia
sociale
Domanda semplice: i bambini lavorano. Perché?
Il fenomeno del lavoro minorile è estremamente complesso.
Legato al sommerso, alla clandestinità è difficilmente
monitorabile e spesso sfugge ai controlli convenzionali. Le
cause poi sono perlopiù di natura economica ma, come
nel caso della tratta di minori legata allo sfruttamento sessuale
o il tragico fenomeno dei bambini-soldato, entrano in gioco
dinamiche molto più complesse.
Nella conferenza L'impegno dell'Italia per sconfiggere
il lavoro minorile, del giugno scorso a Roma, lei ha proposto
una "alleanza globale", anche in Italia, di forze
diverse tra loro. Quali forze per quale alleanza?
Proprio la complessità di cause rende necessaria la
creazione di un'ampia piattaforma, un'alleanza globale appunto,
di attori chiave che possano agire in modo integrato e concertato
a vari livelli e in modo diffuso per eliminare il lavoro minorile,
almeno nelle sue forme più gravi. Un fronte comune
e compatto costituito da governi, sindacati, organizzazioni
imprenditoriali come anche associazioni, Ong, mass
media, individui che si impegnino concretamente, a diversi
livelli, nel contrasto al lavoro minorile. Controlli più
mirati, sanzioni più severe, più informazione
e sensibilizzazione ma anche e soprattutto attività
di prevenzione che si traducono, tra l'altro, come rileva
un recente studio dell'OIL sui costi e benefici dell'eliminazione
del lavoro minorile, in sostegni concreti alle famiglie
e maggiori investimenti nell'istruzione.
Istruzione
E' possibile, allora, individuare la
scuola come forza autonoma e decisionale contro il lavoro
minorile?
Insieme alla riduzione della povertà, l'istruzione
è un'arma impiegata dall'ILO/IPEC
nella lotta per l'eliminazione del lavoro minorile. L'ILO
sta promovendo l'iniziativa Education for All (EFA)
nell'ambito della sua campagna sul lavoro dignitoso, non solo
come mezzo per contrastare il lavoro minorile, ma anche come
parte del suo lavoro per sviluppare la formazione e la riqualificazione
professionale, promuovere il ruolo degli insegnanti e sostenere
il loro diritti e quelli delle loro organizzazioni.
Va da sé che la scuola ricopre un ruolo primario e
che, quando dotata degli strumenti adatti, può svolgere
un ruolo autonomo nell'impedire l'impiego prematuro dei bambini
in attività lavorative. L'iniziativa Education for
All rileva che dei 155 paesi in via di sviluppo, 66 paesi
hanno raggiunto o stanno per raggiungere l'obiettivo dell'EFA
dell'educazione primaria per tutti entro il 2015. Tuttavia,
gli altri 89 è improbabile raggiungano questo obiettivo
nei prossimi decenni. C'è ancora molto da fare.
L'Italia, così come l'Ue, figura tra i paesi coinvolti
nel Programma IPEC, lanciato nel 1992. Sostegno finanziario
o interventi diretti, cosa fa praticamente il nostro paese?
Innanzitutto l'Italia ha da tempo ratificato le sette Convenzioni
fondamentali e, a giugno 2000, la Convenzione 182 dedicata
alla eliminazione prioritaria delle forme peggiori di sfruttamento
dei minori nel lavoro.
L'Italia, inoltre, è tra i più importanti donatori
dell'ILO ed ha mostrato da sempre una particolare attenzione
alla problematica del lavoro minorile finanziando progetti
IPEC. La Cooperazione italiana sostiene progetti in Egitto,
Etiopia, Nepal, Asia del Sud, America Centrale e sostiene
la Campagna globale di sensibilizzazione sul Lavoro
minorile. I progetti italiani hanno ottenuto importanti
risultati, in particolare in Nepal dove la collaborazione
tra sindacati e imprenditori ha consentito di raggiungere
risultati straordinari: il progetto ha coinvolto un totale
di 1.835 bambini sottratti al lavoro minorile. Circa 1.475
del totale sono stati reinseriti nelle scuole pubbliche e
altri 250 in centri di formazione professionale. Almeno 200
famiglie hanno beneficiato dell'assistenza del programma.
Il progetto in Nepal è stato inoltre precursore per
l'approvazione di una legge nazionale contro il lavoro minorile
e il lavoro forzato.
In America Centrale, in particolare in Guatemala, l'Italia
ha finanziato un progetto IPEC che ha coinvolto attivamente
i Ministeri del Lavoro e dell'Istruzione locali nella lotta
all'esclusione dei bambini attraverso l'istruzione utilizzando
anche la metodologia SCREAM.

12 giugno 2004, "Giornata
contro il lavoro minorile". Celebrata in tutto
il mondo per il terzo anno di seguito, quale concreto sta
avendo?
Quest'anno in particolare abbiamo raggiunto un importante
risultato. Il sottosegretario al Ministero del Welfare, sen.
Grazia Sestini, si è impegnata a riavviare il
"tavolo" sul lavoro minorile con le parti sociali
e con le organizzazioni non governative, già stabilito
da un accordo del '98.
Mi sembra un ottimo punto di partenza a cui faranno seguito,
ci auguriamo, azioni concrete di contrasto al lavoro minorile.
Il Ministero del Welfare si è già attivato sul
fronte delle ispezioni sul lavoro che dovranno fare
capo a personale specializzato sul lavoro minorile. I sindacati
sono da sempre in prima linea nella lotta a questo fenomeno
e una rinnovata concertazione con il governo non può
che rafforzare questo impegno.
Secondo l'ultimo rapporto dell'OIL il lavoro domestico
è in aumento. Ci può dare spiegazioni del fenomeno?
Secondo il rapporto presentato proprio nella
Giornata mondiale contro il lavoro minorile il lavoro domestico
dei minori è un fenomeno largamente diffuso e in costante
aumento. Almeno 10 milioni di bambini - soprattutto
femmine - sono vittime di questa forma nascosta di sfruttamento
che comporta spesso anche abusi, rischi per la salute e violenze.
Questi bambini sono perlopiù "invisibili"
all'interno delle loro comunità, lavorano senza tregua
per dei salari bassi o inesistenti. Spesso vittime di abusi,
gli viene negata la possibilità di giocare o di andare
a scuola. Pur riconoscendo
la difficoltà di fornire indicazioni precise sul numero
di minori lavoratori domestici a livello mondiale, il rapporto
sottolinea tuttavia che essi costituiscono oggi una parte
consistente degli oltre 200 milioni di bambini lavoratori
nel mondo. Il rapporto cita numerose stime di diversi paesi
ed esamina in particolare la sorte di 700.000 bambini lavoratori
domestici in Indonesia, 559.000 in Brasile, 250.000 ad Haiti,
264.000 in Pakistan, 200.000 in Kenya e 100.000 in Sri Lanka.
Nel rapporto vengono considerati come bambini lavoratori domestici
i minori impiegati come domestici al di sotto dell'età
legale minima per l'assunzione, nonché quelli di età
inferiore ai 18 anni che, pur avendo raggiunto l'età
legale, vengono sfruttati.
E in Italia cosa succede?
Per quanto riguarda l'Italia più che focalizzarsi sul
lavoro domestico è opportuno non abbassare il livello
di guardia sul fenomeno del lavoro minorile in generale
e, soprattutto, sul poco approfondito coinvolgimento dei minori
stranieri nell'economia informale di cui è
oggettivamente difficile conoscere le dimensioni. In questi
casi, il rischio dello sfruttamento è sempre elevato,
in particolare per i minori non accompagnati o irregolari,
più esposti a cadere nelle mani di criminali senza
scrupoli.
Claudio Lenoci, direttore ILO Roma. L'organizzazione è
un'agenzia ONU specializzata nella promozione della giustizia
sociale e nel riconoscimento universale dei diritti umani
nel lavoro. Formula Convenzioni e Raccomandazioni in
tema di lavoro. L'ufficio di Roma nasce nel 1920.
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