di Alessia Rapone  |  Il progetto  |  Link  |  Contatti  
 
00. Homepage
01. Discorsi
02. Antichi mestieri
03. Parola di
04. Segnalibro
05. Film

Dillatua
Di che lavoro sei >>>


Contro il lavoro minorile.
Intervista a Claudio Lenoci, direttore ILO Roma


ILO, International Labour Office
OIL, Organizzazione internazionale del Lavoro
Due sigle che parlano di lavoro, di diritti umani e di giustizia sociale

Domanda semplice: i bambini lavorano. Perché?
Il fenomeno del lavoro minorile è estremamente complesso. Legato al sommerso, alla clandestinità è difficilmente monitorabile e spesso sfugge ai controlli convenzionali. Le cause poi sono perlopiù di natura economica ma, come nel caso della tratta di minori legata allo sfruttamento sessuale o il tragico fenomeno dei bambini-soldato, entrano in gioco dinamiche molto più complesse.

Nella conferenza L'impegno dell'Italia per sconfiggere il lavoro minorile, del giugno scorso a Roma, lei ha proposto una "alleanza globale", anche in Italia, di forze diverse tra loro. Quali forze per quale alleanza?
Proprio la complessità di cause rende necessaria la creazione di un'ampia piattaforma, un'alleanza globale appunto, di attori chiave che possano agire in modo integrato e concertato a vari livelli e in modo diffuso per eliminare il lavoro minorile, almeno nelle sue forme più gravi. Un fronte comune e compatto costituito da governi, sindacati, organizzazioni imprenditoriali come anche associazioni, Ong, mass media, individui che si impegnino concretamente, a diversi livelli, nel contrasto al lavoro minorile. Controlli più mirati, sanzioni più severe, più informazione e sensibilizzazione ma anche e soprattutto attività di prevenzione che si traducono, tra l'altro, come rileva un recente studio dell'OIL sui costi e benefici dell'eliminazione del lavoro minorile, in sostegni concreti alle famiglie e maggiori investimenti nell'istruzione.

Istruzione… E' possibile, allora, individuare la scuola come forza autonoma e decisionale contro il lavoro minorile?
Insieme alla riduzione della povertà, l'istruzione è un'arma impiegata dall'ILO/IPEC nella lotta per l'eliminazione del lavoro minorile. L'ILO sta promovendo l'iniziativa Education for All (EFA) nell'ambito della sua campagna sul lavoro dignitoso, non solo come mezzo per contrastare il lavoro minorile, ma anche come parte del suo lavoro per sviluppare la formazione e la riqualificazione professionale, promuovere il ruolo degli insegnanti e sostenere il loro diritti e quelli delle loro organizzazioni.
Va da sé che la scuola ricopre un ruolo primario e che, quando dotata degli strumenti adatti, può svolgere un ruolo autonomo nell'impedire l'impiego prematuro dei bambini in attività lavorative. L'iniziativa Education for All rileva che dei 155 paesi in via di sviluppo, 66 paesi hanno raggiunto o stanno per raggiungere l'obiettivo dell'EFA dell'educazione primaria per tutti entro il 2015. Tuttavia, gli altri 89 è improbabile raggiungano questo obiettivo nei prossimi decenni. C'è ancora molto da fare.

L'Italia, così come l'Ue, figura tra i paesi coinvolti nel Programma IPEC, lanciato nel 1992. Sostegno finanziario o interventi diretti, cosa fa praticamente il nostro paese?
Innanzitutto l'Italia ha da tempo ratificato le sette Convenzioni fondamentali e, a giugno 2000, la Convenzione 182 dedicata alla eliminazione prioritaria delle forme peggiori di sfruttamento dei minori nel lavoro.
L'Italia, inoltre, è tra i più importanti donatori dell'ILO ed ha mostrato da sempre una particolare attenzione alla problematica del lavoro minorile finanziando progetti IPEC. La Cooperazione italiana sostiene progetti in Egitto, Etiopia, Nepal, Asia del Sud, America Centrale e sostiene la Campagna globale di sensibilizzazione sul Lavoro minorile. I progetti italiani hanno ottenuto importanti risultati, in particolare in Nepal dove la collaborazione tra sindacati e imprenditori ha consentito di raggiungere risultati straordinari: il progetto ha coinvolto un totale di 1.835 bambini sottratti al lavoro minorile. Circa 1.475 del totale sono stati reinseriti nelle scuole pubbliche e altri 250 in centri di formazione professionale. Almeno 200 famiglie hanno beneficiato dell'assistenza del programma. Il progetto in Nepal è stato inoltre precursore per l'approvazione di una legge nazionale contro il lavoro minorile e il lavoro forzato.
In America Centrale, in particolare in Guatemala, l'Italia ha finanziato un progetto IPEC che ha coinvolto attivamente i Ministeri del Lavoro e dell'Istruzione locali nella lotta all'esclusione dei bambini attraverso l'istruzione utilizzando anche la metodologia SCREAM.


12 giugno 2004, "Giornata contro il lavoro minorile". Celebrata in tutto il mondo per il terzo anno di seguito, quale concreto sta avendo?
Quest'anno in particolare abbiamo raggiunto un importante risultato. Il sottosegretario al Ministero del Welfare, sen. Grazia Sestini, si è impegnata a riavviare il "tavolo" sul lavoro minorile con le parti sociali e con le organizzazioni non governative, già stabilito da un accordo del '98.
Mi sembra un ottimo punto di partenza a cui faranno seguito, ci auguriamo, azioni concrete di contrasto al lavoro minorile. Il Ministero del Welfare si è già attivato sul fronte delle ispezioni sul lavoro che dovranno fare capo a personale specializzato sul lavoro minorile. I sindacati sono da sempre in prima linea nella lotta a questo fenomeno e una rinnovata concertazione con il governo non può che rafforzare questo impegno.

Secondo l'ultimo rapporto dell'OIL il lavoro domestico è in aumento. Ci può dare spiegazioni del fenomeno?
Secondo il rapporto presentato proprio nella Giornata mondiale contro il lavoro minorile il lavoro domestico dei minori è un fenomeno largamente diffuso e in costante aumento. Almeno 10 milioni di bambini - soprattutto femmine - sono vittime di questa forma nascosta di sfruttamento che comporta spesso anche abusi, rischi per la salute e violenze.
Questi bambini sono perlopiù "invisibili" all'interno delle loro comunità, lavorano senza tregua per dei salari bassi o inesistenti. Spesso vittime di abusi, gli viene negata la possibilità di giocare o di andare a scuola. Pur riconoscendo la difficoltà di fornire indicazioni precise sul numero di minori lavoratori domestici a livello mondiale, il rapporto sottolinea tuttavia che essi costituiscono oggi una parte consistente degli oltre 200 milioni di bambini lavoratori nel mondo. Il rapporto cita numerose stime di diversi paesi ed esamina in particolare la sorte di 700.000 bambini lavoratori domestici in Indonesia, 559.000 in Brasile, 250.000 ad Haiti, 264.000 in Pakistan, 200.000 in Kenya e 100.000 in Sri Lanka.
Nel rapporto vengono considerati come bambini lavoratori domestici i minori impiegati come domestici al di sotto dell'età legale minima per l'assunzione, nonché quelli di età inferiore ai 18 anni che, pur avendo raggiunto l'età legale, vengono sfruttati.

E in Italia cosa succede?
Per quanto riguarda l'Italia più che focalizzarsi sul lavoro domestico è opportuno non abbassare il livello di guardia sul fenomeno del lavoro minorile in generale e, soprattutto, sul poco approfondito coinvolgimento dei minori stranieri nell'economia informale di cui è oggettivamente difficile conoscere le dimensioni. In questi casi, il rischio dello sfruttamento è sempre elevato, in particolare per i minori non accompagnati o irregolari, più esposti a cadere nelle mani di criminali senza scrupoli.

 


Claudio Lenoci
, direttore ILO Roma. L'organizzazione è un'agenzia ONU specializzata nella promozione della giustizia sociale e nel riconoscimento universale dei diritti umani nel lavoro. Formula Convenzioni e Raccomandazioni in tema di lavoro. L'ufficio di Roma nasce nel 1920.



<<<


© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.