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Dentro la biblioteca.
Intervista a Elena Franchini

Non un impiego qualunque. Chi lavora qui non ha paura di pronunciare la parola "cultura".
Qui è la biblioteca, che raccoglie, conserva e rende disponibili libri, riviste e cd-rom. Che custodisce tante storie di vita e infiniti segreti, finché qualcuno non decide di raccontare qualcosa e di togliere un po' di polvere.

Elena Franchini, che lavoro fai?
In questo momento - dal 26 aprile scorso - lavoro come bibliotecaria presso la Biblioteca della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa, con un contratto a tempo determinato. Sottolineo "in questo momento" perché se questa domanda mi fosse stata rivolta un mese fa avrei risposto diversamente. Cinque mesi fa avrei dato una risposta ancora diversa, e così di seguito…

Come hai trovato lavoro?
Questo in particolare tramite selezione pubblica. I precedenti tramite cooperative, contatti diretti, invio del curriculum…

Mamma e papà non te l'hanno sconsigliato?
No, mi hanno sempre sostenuta nelle mie scelte. Ma mi sono sposata molto presto, a 23 anni - adesso ne ho 35 -, dunque dovrei forse rispondere alla domanda: "Ma tuo marito non te l'ha sconsigliato?" La risposta, tuttavia, sarebbe negativa anche in questo caso.

Quanto guadagni?
Prenderò la mia prima busta paga a giorni, ancora non so. Fino a oggi, il mio stipendio non ha mai superato gli 880 euro mensili, con periodi di vuoto totale. Ma per fortuna mio marito ha un lavoro fisso e ben retribuito, così ho potuto anche permettermi il lusso di due figli.

E oltre il lavoro, casa e famiglia scrivi su Biblioatipici - www.bloogs.com/biblioatipici/index.shtml - "blog collaborativo aperto a chiunque abbia qualcosa da dire e voglia condividerla". Perché?
Perché da qualche parte bisogna pur cominciare a far sentire la propria voce e perché è bello il clima di solidale collaborazione che gravita intorno al blog.

Biblioatipici vive anche fuori dal web?
Sì, Biblioatipici vive anche al di fuori della rete e proprio nella vita reale trova gli stimoli più interessanti. Dal mio punto di vista, l'autentico legame di amicizia che ormai mi lega ad alcuni dei membri del gruppo è uno dei frutti più preziosi che sono maturati nel corso di questo primo anno di vita del blog. Purtroppo non è facile incontrarci spesso, perché siamo dislocati un po' in tutta Italia; cerchiamo di sfruttare le occasioni d'incontro offerte delle varie iniziative dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB) - convegni, congressi, assemblee dei soci - che rappresentano, per tradizione, i momenti d'incontro privilegiati per molti bibliotecari italiani.
In queste occasioni non manchiamo mai di organizzare un incontro fra atipici, che può concretizzarsi in una riunione informale o, più spesso, in una cena.

Di cosa parlate?
Gli argomenti di cui parliamo sono tanti e non necessariamente riguardano solo il mondo del lavoro. In quei momenti, in realtà, prevale il desiderio di raccontarci e conoscerci meglio, che si accompagna alla gratificante sensazione di appartenere a una comunità di persone con le quali sai di condividere ideali ed esperienze di vita. E' una sensazione molto bella, che arricchisce e aiuta a sentirsi meno soli di fronte alle difficoltà quotidiane.

Nel primo post del blog, 24 aprile 2004, l'ideatore Andrea Marchitelli concludeva: 'Siamo tantissimi, non ce lo scordiamo!' Quanti siete? Quanti sono i biblioatipici?
E' difficile rispondere, perché un censimento non è stato ancora fatto. Le forme di lavoro
atipico in biblioteca sono molteplici e molto spesso i lavoratori passano nell'arco di pochi mesi da una struttura all'altra. Proprio a causa della estrema fluidità degli incarichi è difficile riuscire ad avere un quadro puntuale della situazione. Inoltre, molti lavoratori atipici temono di uscire allo scoperto e rimangono nell'ombra, per timore di mettere a rischio il rapporto con i datori di lavoro o, semplicemente, per un senso di scoraggiamento che li porta a una forma di rassegnato isolamento.
Intorno al nostro blog e alla mailing list ad esso collegata, comunque, gravitano ormai circa 300 biblioatipici: un bel numero, se si considera che la nostra iniziativa ha solo un anno di vita. Un altro dato interessante è che il numero dei lettori del blog è in progressiva crescita, il che lascia ben sperare per il futuro.

Ci sono anche i tipici? Oppure l'atipico, come accade sempre più spesso anche fuori biblioteca e anche fuori dal settore culturale, è diventato il nuovo tipico?
Certo, ci sono anche i "bibliotipici", ma appartengono quasi tutti ad un'altra generazione. I giovani assunti nelle biblioteche a tempo indeterminato sono davvero un numero esiguo, nonostante l'elevato grado di preparazione professionale e i titoli di studio posseduti dalla stragrande maggioranza dei bibliotecari atipici. Effettivamente le cose stanno proprio così: in biblioteca gli atipici rappresentano ormai i nuovi tipici o meglio, incarnano una nuova forma di "tipico" che si affianca a quella tradizionale, creando una dicotomia tra categorie di lavoratori che è difficilmente sostenibile.
Paradossalmente, all'aumento delle competenze specifiche che si è registrato nell'ultimo decennio in seguito all'istituzione di corsi di laurea specialistica in biblioteconomia, corsi di aggiornamento professionale, master e altro ancora ha fatto seguito un calo clamoroso nella disponibilità di posti di lavoro sicuri e dignitosamente retribuiti.

Se usciamo dalla biblioteca vediamo altri "biblioatipici" lavorare in case editrici, in redazioni di riviste, intervistare persone… Sono occupati, secondo le statistiche. Eppure c'è differenza tra lavoro e occupazione, concordi?
Altroché se c'è differenza! Ed è proprio su questo punto che è necessario insistere.
Avere un'occupazione saltuaria, mal retribuita, che si accetta firmando un contratto senza garanzie e con la data di scadenza, come se fosse una mozzarella, può essere una soluzione temporanea ma non può diventare una condizione di vita abituale. Alla lunga si crea un senso di tensione, di scoraggiamento, di ansia continua che rischia di minare l'intero equilibrio di una persona. E, soprattutto, manca la possibilità di crescere professionalmente, di progettare e perfezionare le proprie competenze. Saltando continuamente da un posto all'altro si impara a diventare disinvolti e, talvolta, a vendere fumo, ma non si ha davvero il modo di maturare.
La cosa più crudele è che gli attuali 30enni hanno ricevuto un'educazione che considerava lo studio e la specializzazione come valori positivi; adesso che il nostro percorso di formazione è finalmente giunto al termine, ci viene detto che tutto questo non serve più, che è meglio essere flessibili e spigliati piuttosto che avere acquisito negli anni un'adeguata preparazione teorica. Il nuovo motto sembra essere: abbasso i secchioni e viva i giovani intraprendenti!
Dietro questa filosofia, in realtà, si nasconde il tentativo di sfruttare manodopera giovane e poco specializzata, e dunque a basso costo, a fronte dei costi più alti che un personale specializzato richiederebbe. Una visione miope che non porterà a niente di buono.

Preoccupata per il presente/futuro?
Certamente. Questo incarico è certo solo fino al 30 giugno, poi si vedrà. Spero in un rinnovo, ma al massimo fra un anno mi troverò di nuovo a spasso.




Elena Franchini

Bibliotecaria, lavora presso la Biblioteca della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa, con un contratto a tempo determinato. Prima del mestiere di bibliotecario, si è occupata di musica e ha lavorato presso una piccola casa editrice. Scrive sul blog Biblioatipici, www.bloogs.com/biblioatipici/index.shtml



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