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Fuori la biblioteca.
Intervista ad Angela. E ad Andrea Marchitelli
Un link tira l'altro e le esperienze di una si riflettono
in quelle di un'altra e di un altro ancora. Succede quando si
parla di cultura, precarietà, futuro. E quando la parola
soldi, insieme al proprio nome, si preferisce non pronunciarla
per intero.
"Sono passata dall'essere una biblioatipica
a lavorare altrettanto atipicamente per una casa editrice,
ma continuo ad animare il blog e partecipare alle iniziative
"sindacali".
Il blog è Biblioatipici,
quali le iniziative "sindacali", Angela?
Un tavolo di lavoro con Nidil-Cgil per una piattaforma sindacale
per gli operatori del mondo culturale che trattano l'informazione.
Di che si tratta?
Da una collaborazione di Biblioatipici con i sindacati
e con le associazioni professionali del settore - AIB, AIDA,
IALM Italia - è nata una bozza di piattaforma nazionale
per gli specialisti dell'informazione e della documentazione
operanti con contratti di lavoro non dipendente (parasubordinato
o autonomo) nel settore pubblico e privato. Il testo e' disponibile,
in formato pdf, all'URL http://www.bloogs.com/.
Si tratta di un percorso intrapreso per dare voce a operatori
culturali solitamente giovani, con un elevato grado di professionalità,
e scarsamente sindacalizzati che, soprattutto dopo la recente
riforma del mercato del lavoro, non sono sufficientemente
tutelati economicamente e socialmente.
Cosa succederebbe se un giorno tutti
i lavoratori precari incrociassero le braccia? Secondo
te, è ipotizzabile un simile giorno di 'sciopero
culturale'?
ANGELA: Certamente gli atipici costituiscono una fetta consistente
della forza lavoro nel settore culturale, soprattutto in riferimento
ai nuovi contratti stipulati negli ultimi anni. Purtroppo
però le nuove forme contrattuali hanno la caratteristica
di "singolizzare" il lavoratore, di
"precarizzare" non solo l'aspetto lavorativo in
senso stretto, ma anche le forme di socialità e
cooperazione tra i lavoratori stessi. Da un lato, è
spesso difficile trovare un appoggio fattivo, e anche solo
"morale", nei lavoratori dipendenti dello stesso
settore, lontani dalle problematiche esistenziali generate
dalla flessibilità. Dall'altro, ci si sente assolutamente
impotenti e soli davanti al datore di lavoro - o pseudo-cliente
per i possessori di partita Iva, di fatto lavoratori eterodiretti
- e quindi disposti ad accettare qualsiasi condizione.
Mi sembra, però, che ci siano strade percorribili e
da percorrere: penso all'Euro MayDay (Manifestazione
alternativa al Primo Maggio di Roma. Luogo, Milano e in contemporanea
per il 2005 altre 20 città europee dove si sono incontrati
i lavoratori a tempo, n.d.RL), che sta crescendo di
anno in anno, ma anche a forme di lotta sindacale come la
bozza di piattaforma di cui dicevo.
ANDREA: La condizione di lavoro
del bibliotecario è di forte isolamento. La biblioteca
non è, per i lavoratori atipici, un luogo di condivisione
o di socializzazione, con i colleghi o con gli utenti. In
biblioteca, anche quando si lavora in gruppo, bisogna pensare
a una certa produttività, che però va a scapito
delle relazioni interpersonali.
I lavoratori della precedente generazione spesso non riescono
a capire il nostro bisogno e accanimento su questi temi.
E' corretto affermare che il settore culturale è
quello col più alto numero di persone che svolgono
due, tre o più attività insieme? Settore che
affascina molti ma che a pochi consente di entrare e di viverci?
ANGELA: Quello culturale è certamente un settore che
ha un'offerta superiore alla domanda e forme di accesso non
sempre basate sul merito. Negli ultimi anni tuttavia si assiste
alla crescente preparazione culturale e professionale
di coloro che riescono a entrare in questo campo: la maggior
parte ha frequentato scuole di specializzazione e master post-laurea,
che però hanno ritardato l'ingresso nel mercato del
lavoro. A questa migliore formazione si risponde -
supportati dalle riforme legislative - con un minore riconoscimento
professionale ed economico, che non consente in molti
casi il sostentamento. A volte il fascino di questo mondo,
più spesso la passione per la "cultura",
spingono molti ad accettare condizioni lavorative indecorose.
ANDREA: Ed è necessario
un intervento legislativo serio che metta un paletto agli
abusi, c'è bisogno di accordo con parti sociali, sì,
proprio con le parti sociali, perché solo attraverso
il confronto, gli interventi legislativi colgono nel segno
e non rischiano di ripetere gli errori della legge 30 (legge
Biagi) e lo smantellamento delle poche tutele che abbiamo.
C'è dunque differenza fra lavoro e occupazione?
ANDREA: Il lavoro ti dà
anche dignità, oltre al fondamentale ritorno economico,
e ti dà diritti. La Costituzione, del resto, parla
di lavoro, non di occupazione! Occupazione può essere
un modo di formarsi sfruttando occasioni, ma il rischio alla
lunga è che queste occasioni sfruttino te! Vedi gli
stage.
Domanda filosofica: come fa la cultura a diventare esigenza
fissa e non flessibile, a uscire quindi dal precariato?
ANGELA: Più che filosofica
direi che è una domanda politica, che esige
risposte politiche da parte di chi intende assumersi delle
responsabilità di fronte ai giovani lavoratori. Negli
ultimi anni si sono fatti ragionamenti a breve termine per
risolvere i problemi di competitività del nostro paese:
la riforma del lavoro ne è un esempio. Ma proprio la
cultura e la ricerca sono una risorsa
strategica fondamentale: un investimento in questi
settori - con conseguente valorizzazione e riconoscimento
di coloro che vi operano - può rivelarsi lungimirante
a livello economico e scongiurare il deterioramento dei rapporti
sociali.
Perché scrivi su Biblioatipici?
ANGELA: Pur non essendo più,
forse, una biblioatipica, continuo a dare il mio contributo
a questo blog perché ritengo Biblioatipici un po' un
apripista, una realtà in crescita che può diventare
un modello di riferimento per altre tipologie di operatori
culturali. Al di là della specificità del settore
delle biblioteche, infatti, il blog è sempre aperto
e interessato alle iniziative e alle problematiche che gravitano
in generale attorno alle nuove forme di lavoro.
ANDREA: Ho creato Biblioatipici
perché ne avevo bisogno. Speravo fosse un bisogno condiviso
e certo non pensavo così tanto! Ecco, per me era importante
per me condividere vari aspetti del mio lavoro - quanto guadagni
tu che fai il mio stesso lavoro? Come ti trovi? Come hai trovato
lavoro? - con altri che non fossero solo i familiari, gli
affetti privati.
Io ho iniziato a fare il bibliotecario dal '99 e come quasi
tutti che fanno questo lavoro, l'ho trovato per caso: ho iniziato
nella biblioteca del Dipartimento di Filologia greco-latina
dell'Università 'La Sapienza' di Roma, con borse di
collaborazione che sono poi diventate un contratto.
Mamma e papà non te l'hanno sconsigliato?
ANDREA: Sì, me l'hanno sconsigliato. Volevano ingegnere
o architetto.
Quanti siete, Biblioatipici?
ANDREA: Il censimento degli atipici
in biblioteca è uno degli obiettivi che ci siamo posti.
Direi che forse siamo il 25%,30% del totale.
Per quanto riguarda il blog, in Biblioatipici c'è la
comunità di quelli che il blog lo frequentano assiduamente
e la comunità di quelli che "postano" poco.
La nostra, comunque, è una comunità piuttosto
diffusa nel territorio, soprattutto Roma e Milano, ma c'è
anche un attivo gruppo sardo. C'è poi il bisogno di
vedersi per cementare i rapporti virtuali e allora sfruttiamo
i convegni istituzionali - e adesso anche i concorsi li facciamo
diventare punto di incontro - per incontrarci e aggirare così
le difficoltà economiche degli spostamenti e dell'organizzazione.
Angela, redattrice free lance per la casa editrice presso
cui ha svolto lo stage post master post-lauream. Lavora da
casa e dice: "Sono preoccupata per il mio futuro, guadagno
nella media del mio campo professionale ma non abbastanza
rispetto al costo della vita in una grande città".
Scrive su Biblioatipici.
Andrea Marchitelli, fondatore del blog Biblioatipici.
Coordinatore del 'Gruppo sul lavoro discontinuo dell'AIB',
redattore di AIB-WEB e da marzo 2005 cura la rubrica BiblioWeblog
sulla rivista 'Biblioteche Oggi'.
Collabora con la società Biblionova e con l'Unità
Documentazione e biblioteche del FORMEZ per il 'Sistema Biblioteche
per la Pubblica amministrazione'.
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