di Alessia Rapone  |  Il progetto  |  Link  |  Contatti  
 
00. Homepage
01. Discorsi
02. Antichi mestieri
03. Parola di
04. Segnalibro
05. Film

Dillatua
Di che lavoro sei >>>


Fuori la biblioteca.
Intervista ad Angela. E ad Andrea Marchitelli

Un link tira l'altro e le esperienze di una si riflettono in quelle di un'altra e di un altro ancora. Succede quando si parla di cultura, precarietà, futuro. E quando la parola soldi, insieme al proprio nome, si preferisce non pronunciarla per intero.

"Sono passata dall'essere una biblioatipica a lavorare altrettanto atipicamente per una casa editrice, ma continuo ad animare il blog e partecipare alle iniziative "sindacali".

Il blog è Biblioatipici, quali le iniziative "sindacali", Angela?

Un tavolo di lavoro con Nidil-Cgil per una piattaforma sindacale per gli operatori del mondo culturale che trattano l'informazione.

Di che si tratta?

Da una collaborazione di Biblioatipici con i sindacati e con le associazioni professionali del settore - AIB, AIDA, IALM Italia - è nata una bozza di piattaforma nazionale per gli specialisti dell'informazione e della documentazione operanti con contratti di lavoro non dipendente (parasubordinato o autonomo) nel settore pubblico e privato. Il testo e' disponibile, in formato pdf, all'URL http://www.bloogs.com/.
Si tratta di un percorso intrapreso per dare voce a operatori culturali solitamente giovani, con un elevato grado di professionalità, e scarsamente sindacalizzati che, soprattutto dopo la recente riforma del mercato del lavoro, non sono sufficientemente tutelati economicamente e socialmente.

Cosa succederebbe se un giorno tutti i lavoratori precari incrociassero le braccia? Secondo te, è ipotizzabile un simile giorno di 'sciopero culturale'?

ANGELA: Certamente gli atipici costituiscono una fetta consistente della forza lavoro nel settore culturale, soprattutto in riferimento ai nuovi contratti stipulati negli ultimi anni. Purtroppo però le nuove forme contrattuali hanno la caratteristica di "singolizzare" il lavoratore, di "precarizzare" non solo l'aspetto lavorativo in senso stretto, ma anche le forme di socialità e cooperazione tra i lavoratori stessi. Da un lato, è spesso difficile trovare un appoggio fattivo, e anche solo "morale", nei lavoratori dipendenti dello stesso settore, lontani dalle problematiche esistenziali generate dalla flessibilità. Dall'altro, ci si sente assolutamente impotenti e soli davanti al datore di lavoro - o pseudo-cliente per i possessori di partita Iva, di fatto lavoratori eterodiretti - e quindi disposti ad accettare qualsiasi condizione.
Mi sembra, però, che ci siano strade percorribili e da percorrere: penso all'Euro MayDay (Manifestazione alternativa al Primo Maggio di Roma. Luogo, Milano e in contemporanea per il 2005 altre 20 città europee dove si sono incontrati i lavoratori a tempo, n.d.RL), che sta crescendo di anno in anno, ma anche a forme di lotta sindacale come la bozza di piattaforma di cui dicevo.

ANDREA: La condizione di lavoro del bibliotecario è di forte isolamento. La biblioteca non è, per i lavoratori atipici, un luogo di condivisione o di socializzazione, con i colleghi o con gli utenti. In biblioteca, anche quando si lavora in gruppo, bisogna pensare a una certa produttività, che però va a scapito delle relazioni interpersonali.
I lavoratori della precedente generazione spesso non riescono a capire il nostro bisogno e accanimento su questi temi.

E' corretto affermare che il settore culturale è quello col più alto numero di persone che svolgono due, tre o più attività insieme? Settore che affascina molti ma che a pochi consente di entrare e di viverci?

ANGELA: Quello culturale è certamente un settore che ha un'offerta superiore alla domanda e forme di accesso non sempre basate sul merito. Negli ultimi anni tuttavia si assiste alla crescente preparazione culturale e professionale di coloro che riescono a entrare in questo campo: la maggior parte ha frequentato scuole di specializzazione e master post-laurea, che però hanno ritardato l'ingresso nel mercato del lavoro. A questa migliore formazione si risponde - supportati dalle riforme legislative - con un minore riconoscimento professionale ed economico, che non consente in molti casi il sostentamento. A volte il fascino di questo mondo, più spesso la passione per la "cultura", spingono molti ad accettare condizioni lavorative indecorose.

ANDREA: Ed è necessario un intervento legislativo serio che metta un paletto agli abusi, c'è bisogno di accordo con parti sociali, sì, proprio con le parti sociali, perché solo attraverso il confronto, gli interventi legislativi colgono nel segno e non rischiano di ripetere gli errori della legge 30 (legge Biagi) e lo smantellamento delle poche tutele che abbiamo.

C'è dunque differenza fra lavoro e occupazione?

ANDREA: Il lavoro ti dà anche dignità, oltre al fondamentale ritorno economico, e ti dà diritti. La Costituzione, del resto, parla di lavoro, non di occupazione! Occupazione può essere un modo di formarsi sfruttando occasioni, ma il rischio alla lunga è che queste occasioni sfruttino te! Vedi gli stage.

Domanda filosofica: come fa la cultura a diventare esigenza fissa e non flessibile, a uscire quindi dal precariato?

ANGELA: Più che filosofica direi che è una domanda politica, che esige risposte politiche da parte di chi intende assumersi delle responsabilità di fronte ai giovani lavoratori. Negli ultimi anni si sono fatti ragionamenti a breve termine per risolvere i problemi di competitività del nostro paese: la riforma del lavoro ne è un esempio. Ma proprio la cultura e la ricerca sono una risorsa strategica fondamentale: un investimento in questi settori - con conseguente valorizzazione e riconoscimento di coloro che vi operano - può rivelarsi lungimirante a livello economico e scongiurare il deterioramento dei rapporti sociali.

Perché scrivi su Biblioatipici?

ANGELA: Pur non essendo più, forse, una biblioatipica, continuo a dare il mio contributo a questo blog perché ritengo Biblioatipici un po' un apripista, una realtà in crescita che può diventare un modello di riferimento per altre tipologie di operatori culturali. Al di là della specificità del settore delle biblioteche, infatti, il blog è sempre aperto e interessato alle iniziative e alle problematiche che gravitano in generale attorno alle nuove forme di lavoro.
ANDREA: Ho creato Biblioatipici perché ne avevo bisogno. Speravo fosse un bisogno condiviso e certo non pensavo così tanto! Ecco, per me era importante per me condividere vari aspetti del mio lavoro - quanto guadagni tu che fai il mio stesso lavoro? Come ti trovi? Come hai trovato lavoro? - con altri che non fossero solo i familiari, gli affetti privati.
Io ho iniziato a fare il bibliotecario dal '99 e come quasi tutti che fanno questo lavoro, l'ho trovato per caso: ho iniziato nella biblioteca del Dipartimento di Filologia greco-latina dell'Università 'La Sapienza' di Roma, con borse di collaborazione che sono poi diventate un contratto.

Mamma e papà non te l'hanno sconsigliato?

ANDREA: Sì, me l'hanno sconsigliato. Volevano ingegnere o architetto.

Quanti siete, Biblioatipici?

ANDREA: Il censimento degli atipici in biblioteca è uno degli obiettivi che ci siamo posti.
Direi che forse siamo il 25%,30% del totale.
Per quanto riguarda il blog, in Biblioatipici c'è la comunità di quelli che il blog lo frequentano assiduamente e la comunità di quelli che "postano" poco. La nostra, comunque, è una comunità piuttosto diffusa nel territorio, soprattutto Roma e Milano, ma c'è anche un attivo gruppo sardo. C'è poi il bisogno di vedersi per cementare i rapporti virtuali e allora sfruttiamo i convegni istituzionali - e adesso anche i concorsi li facciamo diventare punto di incontro - per incontrarci e aggirare così le difficoltà economiche degli spostamenti e dell'organizzazione.

 


Angela
, redattrice free lance per la casa editrice presso cui ha svolto lo stage post master post-lauream. Lavora da casa e dice: "Sono preoccupata per il mio futuro, guadagno nella media del mio campo professionale ma non abbastanza rispetto al costo della vita in una grande città". Scrive su Biblioatipici.


Andrea Marchitelli, fondatore del blog Biblioatipici. Coordinatore del 'Gruppo sul lavoro discontinuo dell'AIB', redattore di AIB-WEB e da marzo 2005 cura la rubrica BiblioWeblog sulla rivista 'Biblioteche Oggi'.
Collabora con la società Biblionova e con l'Unità Documentazione e biblioteche del FORMEZ per il 'Sistema Biblioteche per la Pubblica amministrazione'.






<<<


© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.