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Voci di corridoio
"Quanto può dirsi, si può dir chiaro;
e su ciò di cui non si può parlare, si deve
tacere".
Ludwig Wittgenstein
Cattivi maestri
- Lei già lavora?
- Sì, sono giornalista professionista, lavoro
per la Radio
Ecco, come può vedere nel curriculum
cerco ora una collaborazione con una testata specializzata
in questo settore, perché
- Bene, ha molta esperienza, proprio quella che ci serve.
Noi, però, siamo una piccola agenzia di stampa e io
sono il direttore.
- Bene, io vorrei lavorare con voi perché nel settore
- Siamo quelli a cui è riconosciuta professionalità
e serietà, lo so. Abbiamo un bel sito, una sede
Per ogni pezzo noi proponiamo 5 euro netti, le va bene?
- Non ho capito.
- Per ogni pezzo noi proponiamo 5 euro netti, le va bene?
- Forse qui c'è confusione, sta per iniziare la conferenza
Non ho capito
- 5 euro netti, forse 6.
- Non posso crederci.
- In effetti gli altri prendono 3 euro. Ma si sa, questo lavoro
si fa per passione, perché col giornalismo non si campa.
- Le ricordo che il tariffario dell'Ordine dei Giornalisti
dice tutt'altro, tutt'altra remunerazione a pezzo!
- Pronto? Non la sento, deve esserci confusione, vada alla
conferenza, vada!
La giornalista professionista si tuffa in conferenza e continua
a lavorare per la Radio, dimentica la conversazione surreale
e dimentica di avvertire chi, per passione, rischia di inciampare
nelle lezioni di cattivi maestri, anzi, di una cattiva maestra.
Davanti al pc
- Ciao Silvia, che fai?
- Scrivo i testi che mi hai detto di scrivere.
- Sei sicura?
- Certo non vedi?
- Ma Silvia, come faccio a vedere se è tutto nero?
- Ah, lo schermo. Sì, non si vede niente, ma io scrivo
lo stesso, così finisco in tempo.
- Dai, non farmi ridere. Cosa vuoi scrivere che non vedi quello
che scrivi!
- Senti, lo schermo è saltato ma io continuo a scrivere
lo stesso, altrimenti la responsabile se la prende con me.
Tu sei nuova, non puoi capire. Non sai come funzionano
certe cose, qui.
- Ma che dici? Fermati un attimo, sembri una pazza che pigia
i tasti di non so cosa
- Lasciami lavorare.
- Tu non stai lavorando! Ora chiamo il tecnico.
- No, che poi dicono che è colpa mia e che non voglio
lavorare!
- Ma dove siamo?
Eravamo in un ente di formazione online, uno dei tanti, non
il migliore. E forse neanche il peggiore. Le persone avevano
paura di parlare e di pensare. Passavano ore davanti al pc
senza sapere quello che buttavano dentro. Continuano a farlo.
Auguri. Poveri noi.
La festa
- E così hai deciso di lasciarci.
- Sì.
- Non posso dire che non mi dispiaccia, soprattutto adesso
che stavo ristrutturando l'agenzia e a te avrei affidato,
in parte, un intero settore
- Devo fare un'esperienza più grande, in un'agenzia
più grande.
- E allora brindiamo!
- Io ho preparato un dolce.
- Chiamo quelli del piano di sotto, il gruppo degli informatici.
- Io taglio il dolce, nel frattempo.
Succede anche questo, nei posti di lavoro. Si festeggia insieme
un compleanno, la nascita di un figlio, la pensione o anche
chi decide di lasciare il lavoro per un altro. Dispiace perché
si sta bene, perché pensavi che iniziare a lavorare
lì nel giorno del tuo compleanno fosse un segno di
eternità, perché fino a oggi guidavi la
macchina e da domani prenderai la metropolitana. Dispiace
perché agli altri dispiace e la tua grande scrivania
ti guarda muta. Però
respiri già aria
nuova e sorridi al capo che si sta ubriacando in tuo nome.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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