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Di che lavoro sei >>>


Aprire spiragli.
Intervista a Michele La Ginestra

Parla a raffica, gli brillano gli occhi e del suo primo spettacolo dice: "Era la cosa più importante della mia vita, in quel momento. Io me la ricordo quella sensazione". A microfono spento, la battuta più bella di un attore ex avvocato.


Hai mollato il tuo vecchio lavoro di avvocato e hai rischiato… Ora sei attore e direttore artistico del Teatro 7. Accadeva nel 2000.
Io ho avuto la fortuna grossa grossa di avere una grande forza d'animo e di voler scoprire "nuovi orizzonti". Avevo il gioco del teatro e intanto studiavo, per non farmi dire niente dai miei, mi laureavo e iniziavo a lavorare e avevo delle soddisfazioni. Ero avvocato, responsabile dello studio legale di una compagnia di assicurazioni.
A un certo punto facevo uno, due spettacoli l'anno a Roma con una durata di mese, un mese e mezzo e un certo seguito di pubblico… Ero un privilegiato, perché non dovevo campare col teatro, perciò sceglievo le cose da fare, quelle che mi piaceva fare. Non avevo lo snervamento di doverci campare…

E adesso lo snervamento c'è?
C'è, ma con la serenità di chi ha fatto una scelta di cui non si è mai pentito. Sai, quella voglia di dire qualcosa di tuo…. ce l'hai fin da piccolo, la predisposizione d'animo a esprimerti davanti un pubblico, su un palcoscenico.

Sul palco si nota la tua grande capacità d'ascolto e di coinvolgimento degli spettatori. Da dove deriva?
È l'esperienza del palcoscenico. Fare questo mestiere presuppone un dono naturale, che tu poi affini, però se non riesci a sentire il pubblico, se non cavalchi una risata, un silenzio, un'attenzione particolare…, devi fare un altro lavoro. Insomma, bisogna ascoltare il pubblico.

Anche se non fosse quello di Roma e fosse invece quello di Bergamo, di Palermo…
Io ho avuto la fortuna di recitare in Rugantino, per me lo spettacolo più bello del mondo. E col Sistina ho girato l'Italia: il pubblico è diverso, di sera in sera, di paese in paese, da città in città. La cosa bella è entrarci in sintonia ogni volta. Il pubblico lo senti e impari a sentirlo.

Qual è l'oggetto del tuo lavoro?
Quando scrivo ho bisogno di carta, penna, computer. Quando devo fare solo l'attore, il copione è l'oggetto caro, il pane quotidiano.

Mi aspettavo dicessi "la valigia dell'attore", il vecchio baule di 'Mi hanno rimasto solo', spettacolo del 2003 che hai scritto, diretto e interpretato.
Un uomo solo sul palcoscenico parlava col teatro…, quello era un baule pieno di emozioni, un grosso lavoro di emozioni. Emozioni vissute da solo e insieme. Vedi, il problema grosso di questo lavoro è che la maggior parte delle persone lo fa per una forma di egocentrismo, di narcisismo.

Tu invece no?
E' presente anche in me, certo, altrimenti non salirei sul palcoscenico a parlare, muovermi. Però bisogna saperlo indirizzare, quell'egocentrismo, bisogna saper valutare la relazione con l'altro. Ecco, l'esperienza di base è quella di uno che vuole conoscere l'essere umano e valorizzarlo in quanto tale. Quest'anno facciamo 10 anni e lo spettacolo in cui torno a recitare al Teatro 7 è uno spettacolo corale.

Come si chiama lo spettacolo?
Uno e basta, titolo corto. Ago, Bianca e… Uno e basta, titolo lungo. E' uno spettacolo molto divertente, scritto da Adriano Bennicelli e da me riadattato. Con me, in 'Uno e basta' recitano tutti i giovani attori del Teatro 7, che hanno capito lo spirito del teatro e di questo teatro in particolare.

A rischio botteghino?
No, perché so che ci sanno fare e si danno da fare. So che quando monteremo la scena stavolta la monteremo tutti e otto.

I tuoi spettacoli fanno sorridere e ridere. Definizione riduttiva?
No, il teatro ti permette di dire alcune cose: se riesci a far sorridere, ridere e stare bene, puoi dire mille cose in più. Ma senza mai diventare maestri. Aprire spiragli, questo sì.

Non c'è conflitto d'interessi fra Michele direttore artistico, Michele attore, autore, Michele regista, Michele che fa l'imbianchino a teatro quando occorre?
Imbianchino ed elettricista! In un teatro come questo succede, è una fatica improba, ma è bello. E' il mio modo per stare coi piedi per terra.


Michele La Ginestra
Dal 1997 direttore artistico del Teatro Sette di Roma – www.teatro7.it -, il teatro “dei giovani e per i giovani”. Una laurea in giurisprudenza in tasca, un mestiere che è cambiato nel tempo. Nel 2001 è ‘Rugantino’, da sempre è attore, autore, regista teatrale.



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