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Vita d’ufficio. I rumori molesti
1 La tua vita è interessante, ma io non voglio conoscerla a 120 decibel dentro le mie orecchie.
2 La suoneria del tuo cellulare è l’ultimo singolo di successo, ma non costringermi a ballarla in ufficio.
3 La suoneria dell’altro tuo cellulare mi ricorda l’estate cubana, ma Cuba è lontana e l’estate… va bè, lasciamo stare.
4 Il tuo lavoro è importante, ma anche il mio: permettimi di farlo senza dover fingere la pausa sigaretta per evitare, nell’ordine, grida-nervosismo-mal di testa-insofferenza-sarcasmo-urla e attacco alla giugulare.
5 La tua famiglia è simpatica, ma le foto del cane mentre cerco quelle della convention non mi aiutano a uscire per le 18.00 e a cercare di farmene una mia, di famiglia. Con o senza cane.
6 Il tuo lavoro è importante, te lo ribadisco, ma se corri, urli e sudi non lo farai meglio e il tuo capo non ti darà l’aumento per forza, o no?
7 D’accordo, il tuo vestito s’è visto alle sfilate di Parigi, ma il corridoio dell’azienda resta triste luogo di chiacchiere e occhiatacce. Lascia i fiori e i colori per la prossima stagione. Al mare.
8 Il tuo stipendio è sempre basso, ma non è un buon motivo per metterti su una sedia, declamare la sventura e decidere di farla finita.
9 La collega buona ti dice parole di conforto e l’altra ti manda a quel paese… quello tanto carino in alta montagna che hai scoperto l’estate scorsa. Anche il capo vuole sapere di che paese si tratta, dice che a volte basta cambiare aria per stare meglio.
10 Decidi che tanto vale darsi delle arie e gridi al mondo che hai un tatuaggio sul sedere. Volume raggiunto: 140 decibel in tre secondi.
Te la sei cercata, l’attacco alla giugulare neanche un pitbull se la ricorda così.
Alessia Rapone, settembre 2007
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