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8 dicembre 2007, festa dell’Immacolata, traffico nella capitale, pioggia sparsa, regali da pensare. Presentazione dell’audiolibro Parole in cuffia.

Siamo a Più libri più liberi, la Fiera della piccola e media editoria che quest’anno è alla sua sesta edizione. Siamo al Palazzo dei Congressi dell’Eur, nello Spazio Blog by Splinder. Qui si parla di collaborazione, di prima e di seconda vita, di rete democratica. Oggi alle 17.00 si parla, e si ascolta, Parole in cuffia, favola sonora per adulti sui temi del lavoro e del precariato.
Con me sono presenti Bruno Ugolini, giornalista dell’Unità che oggi cura la rubrica “Atipiciachi”, dedicata ai lavori e ai lavoratori atipici, ogni lunedì nell’edizione cartacea, e Marco Stancati, direttore Comunicazione dell’Inail e docente di “Comunicazione interna e intranet” e “Pianificazione dei media e comunicazione interna” presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma.
Nessun cenno d’inizio, nessun tecnico che ci assiste, nessuna ripresa televisiva promessa e non mantenuta. Peccato. Iniziamo lo stesso. A parlare del fascino della radio, di quello che prima era un oggetto che occupava uno spazio definito e attorno a cui la gente si radunava e che nel corso del tempo diventa più piccolo strumento che attiva un rapporto intimo e individuale con l’ascoltatore. E allora ascoltiamo “la radio”, il primo contributo sonoro della presentazione.
Parole in cuffia è la storia di un giovane dj radiofonico che gioca con le parole e vive immerso nella musica. Ascolta le storie degli altri e mai pensa che un giorno potrebbe ritrovarsi, sempre con le parole in cuffia, in una di quelle storie, dentro un affollato e claustrofobico call center.
Paradossale continuità fra il lavoro di prima e quello attuale, distanza assoluta e innegabile fra i due. E le cose cominciano ad andare male anche a casa, nel rapporto con l’amata Patti, la moglie forte e sensibile che soffre di non ben chiari problemi d’udito. Che fare?
Marco Stancati ci ricorda il piacere dell’ascolto e la riscoperta di un senso, l’udito, che in tempi di “radio della parola” è fondamentale, tanto quanto il ruolo che assume nell’intera vicenda: il mestiere del protagonista, l’handicap della moglie, l’ambiente di lavoro nel call center: rumore, formule standard, alienazione. Dov’è l’uomo? Perché non c’è orecchio e tutti sembrano chiusi nelle cuffie che isolano, anziché far passare informazioni e sentimenti?
Ha portato con sé un foglio di carta, Bruno Ugolini, da cui legge una delle tante mail che ha raccolto nel corso della sua storia professionale. E’ di Giacomo, che racconta il suo lavoro nel call center in questo modo: “Mi ricordo che in quel periodo stavo leggendo un libro sul trattamento tremendo che subiscono gli animali negli allevamenti intensivi, era un libro interessante scritto da un veterinario, in cui spiegava come lo stress induca negli animali comportamenti che in natura essi non avrebbero. Un giorno,mentre ero lì con il mio auricolare, mi girai verso i miei colleghi e mi accorsi di come tutti avessero, mentre lavoravano, una serie di tic e comportamenti simili a quelli descritti nel libro. Ecco cosa sono i call center: fabbriche di animali”.
Ascoltiamo “il call center”, secondo contributo sonoro. E per 4 minuti viviamo, insieme al protagonista senza nome, l’incubo dei turni, dei compiti non fatti, di una grande incognita, proprio come quella dei ricordi di scuola, che non riesce a risolvere e che pesa sulla sua vita lavorativa e personale. Sfera pubblica e sfera privata, alla faccia di chi le vuole mescolate, vanno in crisi perché l’una mina la sicurezza e l’identità anche nell’altra. Come andrà a finire? Spunta fuori l’odore del legno, ipotesi di mestieri antichi a cui il dj-operatore di call center potrebbe avvicinarsi. È questa l’unica soluzione creativa?
Il finale resta aperto, ma la presentazione si conclude con il monologo “nient’altro che parole”, l’ultimo contributo sonoro dedicato alla verità della parola. E torna in mente la radio. E il cerchio si chiude e si va a casa. Grazie a tutti.
‘Parole in cuffia’ non ha trovato ancora editore. Eravamo in Fiera anche per questo, no?
Il gruppo di lavoro
Testi e regia a cura di Alessia Rapone
Musiche originali di Sergio De Vito
Clarinetto, Raffaele Magrone
Gli attori
Lui, Andrea Martella
Patti, Barbara Marzoli
Il lavoro, Antonella Palermo
Il capo del call center, Patrizia Hartman
Un’ascoltatrice, Laura Malito
Un ascoltatore, Giovanni Avolio
Il selezionatore, Roberto Pagano
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