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Il dietro le quinte di un’intervista, forse di più d’una. Voci che scricchiolano e poi tutto finisce. Oppure non è mai iniziato.

Problemi tecnici e persone comuni

Succede che per problemi tecnici che prescindono dalla tua volontà la notizia non possa uscire nei tempi previsti, succede che sempre per gli stessi problemi tecnici un’altra intervista non uscirà mai. Il mondo di coloro che girano in jeans e cavetti, che ti salutano per educazione mai per adulazione e che se ne fregano delle etichette sulla porta è a volte l’appiglio che ti permette di affermare la tua indipendenza e far finta che non sei solo. Lo sai benissimo che il problema tecnico si può risolvere, così come sai che può risolversi quello etico. Appunto invocando il mondo dei tecnici. Di cui non sai nulla, tu che lavori dall’altra parte dell’ufficio, dell’edificio, della città. Di cui sa ancora meno colui che si aggiusta il capello prima di parlare con te, manco fosse alla televisione, sia di destra o di sinistra. Par condicio, accidenti.

Per coloro che pensano di essere importanti perché hanno uno studio che guarda i tetti di Roma o perché hanno vinto il premio “uomo e donna dell’anno” o perché i loro figli di tre anni parlano già in inglese, il problema tecnico è sempre in agguato. Soprattutto se c’è una giornalista che, sorriso in faccia e taccuino sempre aperto, comunica dispiaciuta che per leggere quelle parole catturate da un piccolo registratore comprato al volo bisognerà attendere. C’è un tempo per ogni cosa. O no?

Sono persone comuni, che non sottolineano il loro nome né quando scrivono al pc né quando parlano con gli altri. Sono persone comuni che non possono fare a meno di fare il loro lavoro, affrontando il problema tecnico e sciogliendo come possono quello etico. Siamo persone comuni e coi nostri amici in jeans e cavetti te la facciamo pagare se non rispetti tutte le persone comuni. Perché sei comune, uno fra tanti, anche tu.


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