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Borse di speranza.
Intervista a Rita Giaretta


Da anni impegnata nell'accoglienza e nel recupero di ragazze sfruttate e abbandonate, ora coinvolta in un 'Laboratorio di formazione e addestramento al lavoro'. E sempre al femminile. Di che si tratta?
Si tratta di un laboratorio di sartoria etnica, che presto avrà una sua trasformazione in Cooperativa sociale. Sia il Laboratorio sia la Cooperativa rientrano nel percorso che offre Casa Rut alle ragazze, straniere e italiane, sfruttate e finalmente liberate per recuperare la propria dignità umana e della propria identità. E il nostro laboratorio si chiama, infatti, New Hope.


Quando nasce New Hope?
Il Laboratorio nasce nel luglio 2003, come provocazione e come sfida.
Giuliana Martirani, della Regione Campania e ideatrice dell'archivio PACE per la Regione, aveva necessità di 1.000 borse-borsette per le scuole. "Voglio che siano le giovani di casa Rut a farle!" Ci ha detto. E noi abbiamo accettato la sfida.
Sapeva di noi e della fatica, qui nel Sud e a Caserta, di trovare lavoro, un lavoro vero, dignitoso, regolare, che non porti le nostre ragazze a cadere di nuovo nella trappola di altri tipi di lavoro. Con noi, è sempre stata dalla parte delle donne.
E voleva che queste borse fossero fatte con le stoffe africane, di ogni paese… E sono nate le borse piene di colori, che contrastano con la nostra cultura di depressione, dai colori stanchi e spenti. Questi, invece, sono colori vivaci.

Borse di stoffa colorata. Come sono state usate e come sono state accolte?
Le borse servivano per mettere dentro i libri, oppure la spesa quotidiana. E per suscitare un senso di simpatia nella gente, per essere tramite di conoscenza reciproca e per abbattere la diffidenza e le differenze. Le ragazze hanno incontrato i giovani e hanno dato loro uno strumento semplice, che per loro è un mezzo di riscatto e un bene che offrono al territorio.
Così di stoffa sono un'alternativa alle altre, alla plastica che deturpa il creato, queste borse sono anche a difesa del creato.

Avevate competenza di sartoria?
Una delle nostre ragazze è sarta e insieme abbiamo costruito il Laboratorio di sartoria etnica. Da una situazione di sfruttamento lei è diventata responsabile e ora è un punto di riferimento.

E i macchinari: acquisto, prestito o Provvidenza?
Siamo partite da incoscienti. La Regione Campania, che fa corsi di formazione professionale, aveva macchina di taglio e cucito che aveva messo da parte. "Perché non ne fate richiesta?" Ci ha suggerito qualcuno, e noi abbiamo seguito il suggerimento e allora ci hanno dato due macchine industriali. Grazie a un tecnico abbiamo poi avviato la produzione. Tante persone si sono messe a disposizione per questo progetto.

Com'è continuata l'avventura?
Abbiamo creato altre 1.000 borse. E oltre le borse facciamo portaocchiali, astucci: prodotti finiti. Per le ragazze, finora sempre usate, è importante usare le loro capacità per fare, per creare, per costruire, vedere il prodotto finito e offrirlo al territorio. E' una rinascita. Facciamo leva su quello che c'è di positivo dentro loro.

Dove vengono vendute le borse?
All'inizio ci siamo messe fuori le chiese, nei mercatini. Ora ci stiamo appoggiando a delle botteghe del commercio equo e solidale. La nostra attenzione è sì alle donne, ma anche al Terzo Mondo e a un certo tipo di lavoro. Accanto alle botteghe resta aperta la possibilità di incontro in altri contesti, ad esempio una comunità parrocchiale ci invita e noi andiamo, presentiamo il progetto e vendiamo le borse.

Cosa serve per la nascita della Cooperativa sociale?
Abbiamo un gruppetto di giovani, di giovani coppie, che da subito ci ha dato una mano e si è orientato verso la nascita della Cooperativa, mezzo di apertura al mercato alternativo e all'immigrazione. Ora è tempo di strutturare, di strutturare la documentazione legale.



Rita Giaretta
, di Quinto Vicentino, è una suora orsolina. Dal 1995 è a Caserta e dal 1995 esiste Casa Rut. Le suore sono 5, le ragazze 10, i bambini 4. In questi anni suor Rita e Casa Rut hanno accolto quasi 200 ragazze, in maggioranza vittime della tratta, provenienti dall'Africa e dai paesi dell'Est, oggi soprattutto dalla Romania.

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