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Il lavoro molesto.
Intervista a Daniele Ranieri
L'incontro a 'Teatro civile' al Piccolo Eliseo di Roma nel
lunedì dedicato al lavoro. La chiacchierata e l'intervista.
Un agile e importante libro sul mobbing: cos'è e come
prevenirlo.
To mob = assalire, malmenare, aggredire. Il branco contro
l'animale isolato.
Il mobbing. Una nuova organizzazione del lavoro e nuovi
tipi di contratto possono contribuire a innescare o a facilitare
il fenomeno?
Dipende da come individuiamo le cause di mobbing. Normalmente
queste vengono individuate in fatti relazionali tra persone
e se allora assumiamo questo punto di vista, risulta indifferente
la struttura lavorativa, il contratto
Se invece consideriamo
il mobbing, come per me è, anche dipendente dalla
struttura lavorativa, dal tipo di azienda, dal tipo
di contratto, allora sicuramente le nuove forme di lavoro
in parte incidono sull'avvio del mobbing. E in parte lo escludono!
Perché se l'obiettivo è quello dell'espulsione
della persona, i contratti flessibili già di per sé
contemplano la possibilità di espulsione: basta aspettare
qualche mese e la persona viene espulsa automaticamente! Eppure
a noi è capitato, allo Sportello
Antimobbing qualche caso in cui persone a cui mancava
qualche mese dalla chiusura del contratto venivano mobbizzate
perché la struttura non le voleva più, comunque.
E ha accelerato il processo di mobbing proprio per espellerle.
Erano persone giovani?
Sì, perché sono quelle che hanno questi contratti
come unica possibilità di accesso al mondo del lavoro.
Nel campione - 141 soggetti - preso per una prima ricerca
sui mobbizzati che si sono rivolti al vostro sportello emergono
questi dati: 56,4% donne, 43,6% uomini. Non c'è qualcosa
di strano?
Le donne sono
più colpite perché hanno più motivi degli
uomini, hanno tutti i motivi che hanno gli uomini, più
due: la gravidanza - l'aver dichiarato di essere in
stato interessante o il ritornare subito dopo la maternità
- e la molestia sessuale, che se rifiutata viene trasformata
per vendetta in mobbing; inizia quindi un processo persecutorio
che punta all'espulsione della persona per punirla del rifiuto.
Qual è l'iter tradizionale, se ne esiste uno, della
persona che si rivolge allo Sportello Antimobbing?
Solitamente a un certo punto del processo di mobbing le persone
vengono colpite a livello psicologico in modo talmente grave
che devono ricorrere alle cure mediche. E' in questo momento
che scatta l'esasperazione e si ricerca comunque una soluzione,
che a volte è quella di rivolgersi al sindacato, quando
c'è, sul posto, altre volte è andare a uno sportello
specializzato per cercare di capire come uscirne fuori. Perché
non bastano le cure psicologiche. Quasi la maggioranza delle
persone che arriva allo portello è in uno stato molto
grave dal punto di vista psicologico: spesso hanno già
dato le dimissioni e cercano una soluzione per uscirne fuori
o per avere, in qualche modo, giustizia.
Sempre dopo, sempre tardi
Quasi sempre dopo. Questo anche per il fatto che noi non siamo
riusciti ad attivare iniziative preventive. Stanno
iniziando adesso, le iniziative preventive, con accordi all'interno
delle aziende e tra aziende e sindacato o anche a livello
contrattuale in cui si dice che il mobbing è
un fenomeno che va rifiutato.
Speriamo che con la diffusione di iniziative preventive da
una parte e la maggiore conoscenza del fenomeno dall'altra
si possa arrivare ad avere un contatto con le vittime in fase
quasi iniziale. O addirittura a non far scattare proprio il
mobbing.
Nel caso di mobbing verticale o anche orizzontale ci sono
"quelli che stanno a guardare". Come mai?
Il motivo principale è sicuramente la paura:
la paura di essere coinvolti nel processo persecutorio,
la paura di essere espulsi insieme alla persona vittima. E
poi la paura di essere licenziati o comunque di subire
minacce perché si è aiutata la persona vittima,
si è solidarizzato con lei. L'atteggiamento in genere
è l'indifferenza.
Ci sono poi casi in cui si aiuta chi va contro "la vittima":
qui scatta non solo la paura, ma anche la rivalità,
la competizione col collega perché si spera di prendere
il suo posto e, dimostrando zelo, di ottenere favori da parte
della direzione aziendale. Oppure c'era già un'antipatia
preesistente da cui scatta anche un meccanismo emozionale,
di solidarietà con l'azienda e non con la vittima.
Cosa le fa venire in mente la parola 'responsabilità'?
Responsabilità sociale dell'azienda. Adesso
molte aziende vantano al proprio interno codici di responsabilità
sociale, in cui è previsto un comportamento e un clima
interno di correttezza, cosa che poi in realtà, anche
da parte di coloro che hanno promosso questo, non sempre si
riscontra, non sempre c'è effettiva coerenza di comportamento.
Inoltre anche nel mobbing orizzontale c'è sempre una
responsabilità aziendale, perché difficilmente
l'azienda non viene a conoscenza della violenza psicologica
di alcuni colleghi verso un altro collega. E sarebbe grave
se l'azienda non sapesse nulla, significherebbe che non ha
controllo su quanto succede al proprio interno e sul processo
lavorativo. Come nelle grandi aziende, soprattutto pubbliche.
Nella stragrande maggioranza, anche a livello orizzontale,
c'è sempre una complicità dell'azienda.
Quando nasce Il lavoro molesto?
Il libro è uscito subito dopo l'estate dello scorso
anno, poi è stato man mano pubblicizzato, per esempio
è stato presentato da Feltrinelli qualche mese fa,
ed è ancora attuale.
Daniele Ranieri, responsabile dello Sportello Antimobbing
della Cgil di Roma centro, autore del libro Il lavoro molesto,
spunto per il film di Francesca Comencini Mi piace lavorare.
Direttore della rivista online www.resmedia-magazine.net
dedicata ai temi del lavoro.
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