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L'arte, il luogo della libertà.
Intervista a Simonetta Lux


La mostra 'Arte e lavoro' della collezione Verzocchi risale al 1950: 70 oli e 70 autoritratti dei maggiori pittori del panorama artistico di quegli anni sul tema 'Il lavoro'. Siamo nel 2004, si augura di curare una mostra dedicata al lavoro di questi anni?
Nel momento in cui organizzavo la mostra Verzocchi pensavo proprio a questa cosa: qual è l'analogo possibile oggi?
Ho visto ultimamente un'intervista lunghissima al pilota della Ferrari, Schumacher, che è per me come un poeta zen: si alza presto, fa una specie di meditazione, fa la prima colazione… Ecco, il bello è aver pensato a questo pilota come a un artista e a quello del pilota come un lavoro. In effetti è così. Oggi, tra l'altro, c'è tutto un elemento concettuale e mentale che intreccia arte e filosofia, arte e pensiero meditativo.

Nella mostra Verzocchi il pittore rappresenta lo Studio del pittore (Aldo Carpi, Francesco Menzio), Lo scultore (Achille Funi), la Scuola di pittura (Mino Maccari). Autoreferenzialità, oppure?
Il legame tra arte e filosofia, arte e pensiero meditativo è anticipato proprio dalla mostra Verzocchi. L'artista, chiamato a toccare una tematica quale il lavoro, l'ha trattata non sempre in modo retorico, ma come un elemento mentale, concettuale. Il lavoro come momento impalpabile. Questo, tra l'altro, è il concetto nuovo di lavoro che emerge anche dal nuovo Statuto che è stato discusso di recente: lo Statuto dei nuovi lavori. Non si parla più dei lavoratori, ma si parla dello statuto dei lavori, quelli nuovi, quelli del terziario che da atipici diventano tipici. Il lavoratore scompare totalmente, l'uomo scompare totalmente.

Aldo Carpi, Studio del pittore, olio su tela

Aldo Carpi, Studio del pittore, olio su tela

Giuseppe Verzocchi era un imprenditore specializzato in manufatti refrattari, prodotto "assai refrattario all'arte", come egli stesso disse in occasione del primo catalogo della sua ditta V & D, commissionato a vari artisti e reclamizzato con le loro illustrazioni. Eppure Verzocchi è un imprenditore a cui piace, interessa e cerca l'arte. Ci sono oggi figure simili di imprenditori in Italia?
Giuseppe Verzocchi, self made man, è un imprenditore e un amico degli artisti. Tanto è vero che sin dal '24 inizia a collaborare con loro, proprio commissionandogli delle pubblicità e per di più connesse all'avanguardia, futurismo. E' un comunicatore.
Oggi mi viene in mente la fondazione Sandretto Re Rebaudengo, a Torino, che coinvolge artisti, curatori, critici di tutto il mondo (presieduta da Patrizia Re Rebaudengo, ha un nuovo consiglio d'ammibnistrazione, nominato dal 31 maggio 2004, n.d. Raccontolavoro). C'è a Como la fondazione Antonio Ratti, l'industriale recentemente scomparso che nel 1985 creò una Fondazione che svolge attività di studio e promozione di ricerche a livello internazionale nel campo tessile e in quello delle arti visive. E poi la Saatchi & Saatchi, l'agenzia di comunicazione che ha comprato opere di giovani artisti emergenti. Non conosco, invece, il progetto Fabrica, anche se lì, secondo me, il rapporto con Toscani inficia all'origine il progetto Benetton.

Pubblico o privato, allora, come committenza?
La nuova committenza non può essere che una committenza pubblica, cioè connessa alla formazione dei giovani. Bisognerebbe quindi far lavorare gli artisti, insieme, in rapporto ai luoghi della formazione, l'università, le scuole per curatori. Poiché l'opera d'arte attuale è un procedimento - ha, cioè, dei prodotti intermedi - e il processo è lungo e continuo, deve essere dato valore a questo processo dell'arte e della creazione. E questo non può che avvenire in luoghi pubblici e luoghi della creazione.

Immaginiamo difficoltà, confusione tra competenze, battute d'arresto.
Esiste un antagonismo tra impresa e l'università e luoghi della formazione. Dovrebbe esserci, invece, una connessione. Non solo. Io sostengo l'unità del processo creativo con il processo conoscitivo e critico. Sono due processi incrociati. Invece l'imprenditore tende a prendere l'artista e fare dei seminari, magari per la formazione degli altri artisti. E quindi viene a mancare quel circuito che porterebbe a far circolare l'elemento creativo con quello critico e a creare, in ultima analisi, sviluppo della coscienza.

Oggi un artista potrebbe rifiutarsi di mettere nel mattone refrattario le sigle dell'impresa o dell'imprenditore che gli ha commissionato l'opera?
Tutti ci siamo meravigliati che gli artisti abbiano risposto sì alla committenza. L'artista è diventato, per il ruolo critico-concettuale di cui dicevo prima, indipendente: l'artista si autocommissiona l'opera. A partire dalla fine del '700 non è più il Papa, il re, il principe a commissionare, ci sono i luoghi pubblici dell'arte, le esposizioni, l'opera viene mostrata e criticata.
Verzocchi è accettato non solo perché pagava bene i quadri, ma perché è amico degli artisti ed è intelligente: chiama a raccolta i migliori artisti, sia quelli famosi come Sironi, Depero, De Chirico sia quelli emergenti sia i più discussi come Guttuso. Capisce che l'arte è il luogo della libertà.


 



Simonetta Lux
insegna Storia dell'Arte Contemporanea all'Università "La Sapienza" di Roma. Nel 1985 ha creato il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea - dal sito www.luxflux.net - che unisce la ricerca scientifica alla storia e critica dell'arte. E ai suoi studenti, artisti, designer e critici che attorno a lei e al Laboratorio si muovono, ripete: "Fate opera di voi stessi".


La collezione Verzocchi, donata da Giuseppe Verzocchi al Comune di Forlì nel 1961, è al Complesso del Vittoriano fino a domenica 13 giugno. Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali), Ala Brasini (Salone Centrale).



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