Il pane di Sarah, Meir Shalev
"Scrissi dunque dell'impasto gonfio e carnoso, della
trappola fragrante che la notte si diffonde, delle mani "buone
e dolci" di panettieri inesistenti. Non tralasciai, ovviamente,
lo stereotipo del fornaio che forma donne di pasta né tacqui
sulle rinomate grazie della figlia del panettiere che non vidi mai
se non per iscritto. Non raccontai peraltro dei polmoni guastati
dalla polvere di farina, della schiena a pezzi, dei peli sul petto
bruciati e delle cellule nel corpo del panettiere che notte dopo
notte perdono il senno per mancanza di liquidi. E men che meno degli
smisurati e laidi calzoni da lavoro di Edelmann e dei suoi testicoli
penduli. Preparai le ricette, inventai dei fatti, costruii di sana
pianta la leggenda del pane, il più storico, confortante,
romantico e umano di tutti i cibi".
"La notte al panificio arrivavano i visitatori. Custodi della
campagna, irrigatori di piantagioni, operai che avevano finito il
loro turno ed erano affamati. Ma c'erano anche coloro che fra me
e me chiamavo "i condannati", quelli che il profumo del
pane nelle narici e stretto intorno al collo attirava sino a noi.
Uno alla volta riaffioravano dalla tenebra. Nelle notti particolarmente
calde o fredde, quando ne arrivavano più che mai, il forno
mi sembrava quasi uno sperduto ospedale di campagna per malati di
nostalgia. Ciascuno con il suo difetto, la propria afflizione e
i propri dolori, tutti si sedevano in cortile a masticare il loro
pane. Molti non li conoscevamo affatto, non sapevamo come si chiamassero
e dove abitavano. C'erano insonni che i libri di memorie non lasciavano
dormire".
"Lontani eravamo da Dio e dagli uomini, immersi fino alle
ginocchia nella pasta di pane e nella terra
"
Tre momenti diversi di un unico discorso, quello del pane di Sarah
e quello di Meir Shalev, incantatore in una terra incantata, quella
del panettiere ebreo che alla fine degli anni Venti fugge con la
sua famiglia da Gerusalemme a causa degli scontri tra arabi ed ebrei
e si rifugia nelle colline della Galilea. E qui inizia il racconto
di Esaù, protagonista e voce narrante, attorno al pane e
al forno di famiglia.
Meir Shalev, Il pane di Sarah, Milano, Frassinelli,
2000
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