La morte in banca, di Giuseppe Pontiggia
"C'era una differenza tra lui e gli altri studenti. Cioè
che lui lavorava in una banca e passava qui tutta la sua giornata.
E questa esperienza contava, perché era lui a viverla, perché
era la sua esperienza. Era inutile fingere di ignorarla, chiamarla
pratica, transitoria".
Ormai è dentro. I colleghi, i corridoi, il foglio presenze
non fanno più paura, ormai Carabba è dentro il luogo
di lavoro e dentro le sue abitudini.
Sono, queste, le righe finali in cui il giovane protagonista della
storia esce dalla doppia vita di studente e lavoratore ed entra
nella maturità di uomo col suo posto nel mondo. E con le
ferie settembrine. Tranquillo, più deciso.
La banca: il luogo e poi il simbolo della raggiunta tranquillità
economica e sociale, nell'Italia degli anni Cinquanta. La fine degli
ideali e la resa borghese in tante canzoni italiane degli anni Settanta.
E oggi? Dopo gli anni degli scandali e dei morti reali, dei silenzi
e delle improvvise rivelazioni è una sigla, uno sportello,
"uno sforzo corale". E' e rimane, comunque, uno spazio
con le sue regole e la sua gente. Rimane un luogo. Con un'entrata
e un'uscita.
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© 2003-2007 Alessia Rapone. Tutti i diritti riservati.
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