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La morte in banca, di Giuseppe Pontiggia

"C'era una differenza tra lui e gli altri studenti. Cioè che lui lavorava in una banca e passava qui tutta la sua giornata. E questa esperienza contava, perché era lui a viverla, perché era la sua esperienza. Era inutile fingere di ignorarla, chiamarla pratica, transitoria".

Ormai è dentro. I colleghi, i corridoi, il foglio presenze non fanno più paura, ormai Carabba è dentro il luogo di lavoro e dentro le sue abitudini.
Sono, queste, le righe finali in cui il giovane protagonista della storia esce dalla doppia vita di studente e lavoratore ed entra nella maturità di uomo col suo posto nel mondo. E con le ferie settembrine. Tranquillo, più deciso.

La banca: il luogo e poi il simbolo della raggiunta tranquillità economica e sociale, nell'Italia degli anni Cinquanta. La fine degli ideali e la resa borghese in tante canzoni italiane degli anni Settanta. E oggi? Dopo gli anni degli scandali e dei morti reali, dei silenzi e delle improvvise rivelazioni è una sigla, uno sportello, "uno sforzo corale". E' e rimane, comunque, uno spazio con le sue regole e la sua gente. Rimane un luogo. Con un'entrata e un'uscita.


 

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