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Fahrenheit 451, Ray Bradbury

"A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine "intellettuale" divenne la parolaccia che meritava di diventare. Si teme sempre ciò che non ci è familiare. […]
Non è che uno nasca libero e uguale, come dice la Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggino con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la nostra statura!

Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo. Chi sa chi potrebbe essere il bersaglio dell'uomo istruito? […]

'Almeno una volta, nella sua carriera, ogni milite del fuoco sente un prurito: che cosa dicono i libri? Si chiede'."

Montag il pompiere: appica gli incendi, invece di spegnerli, brucia i libri. Non è felice. Lo sarà solo quando avrà ribaltato le regole della società in cui vive, perso il lavoro e ritrovato il contatto con i libri e, attraverso questi, con le persone.
Fahrenheit 451 è la temperatura alla quale brucia la carta, secondo scala anglosassone. Ed è un libro che brucia d'amore per il libro, la carta, l'uomo libero, vero intellettuale.


Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Milano, Mondadori, 1978.

 

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