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Il paradiso degli orchi, Daniel Pennac

Strani personaggi popolano il Grande Magazzino nel tempo di Natale, quando i giocattoli possono diventare pericolosi contenitori di fuoco e le persone non sono ciò che sembrano e ciò che fanno. Il più strano personaggio? Benjamin Malaussène, sempre lui, di professione capro espiatorio.

"Mi sa che si stanno occupando di te, lì dentro. Infatti, mi basta meno di un secondo per capire che Lehmann è al lavoro da un pezzo. Sta spiegando alla cliente che è interamente colpa mia. Brevi spruzzi di lacrime sgorgano dagli occhi della signora. Ha sistemato in un angolo un bebè obeso, ficcato a forza in un passeggino scassato. Apro la porta".

"Quanto ai danni materiali annessi che lei stessa e i suoi hanno dovuto subire […] il signor Malaussène avrà piacere a rimborsarli. A sue spese, naturalmente".
 

Se Malaussène nel privato è il capotribù di un'allegra, scomposta e allargata famiglia, nel pubblico è l'eroe che assume su di sé la colpa di tutto ciò che non funziona nel grande magazzino per cui lavora. Anche la colpa del delitto appena compiuto. Lì, nel Paradiso degli Orchi, di cui si può, ma solo se consapevoli, perfino ridere.


Daniel Pennac, Il paradiso degli orchi, Milano, Feltrinelli, 1991.

 

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